Buenos Aires – Un nuovo colpo di scena nel caso giudiziario che coinvolge Leonardo Bertulazzi, 73 anni, ex membro delle Brigate Rosse rifugiato in Argentina dagli anni Ottanta. La Camera di Cassazione penale argentina ha annullato la decisione assunta nei mesi scorsi dalla giudice María Servini, che aveva revocato gli arresti domiciliari dell’ex militante italiano, ordinandone il trasferimento in carcere per rischio di fuga.
Con una decisione a maggioranza — due voti favorevoli contro uno contrario — la più alta corte penale del Paese ha accolto il ricorso presentato dalla difesa di Bertulazzi. I giudici Angela Ledesma e Alejandro Slokar, infatti, hanno riconosciuto la necessità di un nuovo pronunciamento da parte del tribunale di merito che tenga conto di due elementi fondamentali: l’età avanzata del ricorrente e il fatto che il suo status di rifugiato internazionale risulta tuttora in vigore. A votare contro è stato il giudice Guillermo Yacobucci, il quale ha ritenuto fondate le preoccupazioni legate a un eventuale rischio di fuga, alla luce della richiesta di estradizione avanzata dalle autorità italiane.
Il procedimento, che si trascina da anni e affonda le sue radici nella lunga scia delle estradizioni richieste da Roma per ex militanti rifugiatisi all’estero, entra così in una nuova fase di incertezza. Il pronunciamento della Cassazione non si esprime direttamente sulla concessione o meno dell’estradizione — che resta competenza delle autorità amministrative — ma costituisce un passaggio decisivo nel percorso giudiziario dell’ex brigatista, attualmente in libertà vigilata.
Bertulazzi è uno dei profili più noti tra gli italiani riparati in America Latina durante e dopo gli anni di piombo. Il suo nome figura nella lista di soggetti sui quali pende una richiesta formale di estradizione da parte dello Stato italiano, nell’ambito del cosiddetto “Plan Cóndor giudiziario”, attraverso il quale Roma ha riattivato negli ultimi anni la cooperazione internazionale per ottenere il rientro in patria di ex militanti condannati per fatti di terrorismo.
Nonostante la pressione diplomatica esercitata da Roma, la giustizia argentina ha finora mantenuto una posizione prudente, ispirata al rispetto delle garanzie individuali e del diritto internazionale. Il riconoscimento dello status di rifugiato, ottenuto da Bertulazzi decenni fa in seguito a una decisione del Ministero dell’Interno argentino, rappresenta un elemento giuridico che complica ogni valutazione di merito, poiché implica la tutela contro il rischio di persecuzione politica nel paese d’origine.
La Cassazione, pur non entrando nel merito della richiesta italiana, ha di fatto ristabilito un principio fondamentale: ogni misura restrittiva della libertà personale dev’essere proporzionata, giustificata e rispettosa delle condizioni individuali del soggetto, specialmente quando queste sono certificate da precedenti giuridici riconosciuti dallo Stato.
Nei prossimi giorni sarà il tribunale amministrativo argentino a pronunciarsi in via definitiva sullo status attuale di rifugiato politico di Bertulazzi. Se tale status dovesse essere confermato, ogni passo successivo verso una possibile estradizione si complicherebbe ulteriormente, richiedendo un confronto serrato tra le norme argentine e i trattati internazionali.
Per ora, Leonardo Bertulazzi rimane in attesa. Non dietro le sbarre, ma in una situazione di libertà condizionata, sorretto dalla decisione della più alta corte penale del Paese che, almeno per il momento, ha preferito proteggere la sua condizione giuridica e umana rispetto alla logica del carcere preventivo. Un equilibrio delicato tra giustizia, memoria storica e diritto internazionale.
