Un’operazione di portata internazionale ha assestato un duro colpo al gruppo di hacker filorussi Noname057(16), uno dei collettivi più attivi e pericolosi della scena cybercriminale legata alla guerra ibrida tra Mosca e l’Occidente. L’inchiesta, battezzata Operazione Eastwood, ha portato all’emissione di cinque mandati di arresto internazionali nei confronti di cittadini russi, ritenuti responsabili di attacchi informatici sistematici a enti governativi, infrastrutture critiche, sistemi sanitari e di trasporto, piattaforme bancarie e di telecomunicazione in tutta Europa, Italia compresa.
L’organizzazione, attiva almeno dal 2022, ha messo in atto una strategia coordinata di destabilizzazione informatica contro Stati occidentali, agendo sotto copertura e con una struttura complessa, fondata su livelli gerarchici e tecnologie di anonimizzazione avanzate. Grazie a un’indagine investigativa multilaterale, condotta in parallelo tra Italia, Germania, Stati Uniti, Olanda, Svizzera, Svezia, Francia e Spagna, le forze dell’ordine sono riuscite a penetrare l’architettura digitale del gruppo e a identificare i membri dietro ai server remoti, agli account Telegram e alle transazioni in criptovalute utilizzati per finanziare e dirigere le operazioni offensive.
I cinque soggetti attualmente colpiti da mandato di arresto – tra cui due considerati ai vertici dell’organizzazione – sono accusati di aver orchestrato attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) contro target strategici, generando il sovraccarico dei sistemi informatici e rendendoli temporaneamente inaccessibili. Gli attacchi hanno causato interruzioni significative nell’erogazione di servizi pubblici essenziali, come sanità, trasporti e comunicazioni, in diversi Paesi europei.
La struttura di Noname057(16) si è rivelata estremamente sofisticata: al centro, un nucleo di comando e controllo basato in Russia, circondato da una rete di server intermedi utilizzati per nascondere le tracce digitali e migliaia di dispositivi distribuiti in rete, offerti volontariamente da sostenitori del gruppo, spesso reclutati online tramite canali Telegram anonimi.
Uno di questi canali, denominato DDosia Project, offriva l’accesso a un software appositamente sviluppato per coordinare e condurre gli attacchi. Agli utenti che partecipavano veniva garantita una remunerazione in criptovalute, a seconda del contributo fornito nella riuscita delle operazioni.
In Italia, un ruolo centrale nelle indagini è stato svolto dal Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (CNAIPIC), in sinergia con i Centri operativi per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale delle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Calabria. Le attività investigative hanno portato all’identificazione di cinque persone sul territorio nazionale, ritenute aderenti alla rete e direttamente coinvolte in attacchi contro infrastrutture italiane ed europee.
Su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, sono stati eseguiti decreti di perquisizione nei confronti degli indagati, mentre altre posizioni sono attualmente oggetto di accertamenti. L’inchiesta, tuttora in corso, potrebbe portare a ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.
Altro risultato concreto dell’operazione è stato il sequestro e la disattivazione di oltre 600 server, dislocati in diverse nazioni, che costituivano l’infrastruttura digitale del gruppo criminale. Un colpo che – secondo fonti investigative – ha compromesso seriamente la capacità operativa di Noname057 e interrotto, almeno temporaneamente, le campagne offensive contro i Paesi europei.
Noname057(16), già noto per le sue rivendicazioni ideologiche e le simpatie esplicite verso il Cremlino, aveva fatto parlare di sé per una lunga serie di azioni informatiche mirate, in coincidenza con eventi geopolitici rilevanti, come il sostegno dei governi europei all’Ucraina o la partecipazione a summit NATO. Le sue azioni, rivendicate pubblicamente attraverso post su Telegram, avevano l’obiettivo di indebolire i sistemi democratici occidentali e diffondere un senso di vulnerabilità sistemica.
L’Operazione Eastwood rappresenta, dunque, uno dei più importanti interventi coordinati sul fronte del cybercrime internazionale, frutto della collaborazione tra autorità giudiziarie, forze dell’ordine e agenzie di intelligence di otto Paesi. Un modello operativo di contrasto al crimine informatico che si conferma sempre più necessario in un contesto globale in cui le minacce digitali sono divenute uno degli strumenti principali di pressione politica e destabilizzazione strategica.
Con il blitz contro Noname057(16), l’Europa e i suoi partner internazionali lanciano un messaggio chiaro: le reti criminali non sono più al sicuro dietro lo schermo dell’anonimato, e l’alleanza transnazionale nella lotta al cybercrime è una realtà sempre più efficace e determinata.
