Un’Europa lontana dai campi, dalle tavole e dalla democrazia.
Con questa denuncia forte e simbolica, Coldiretti ha messo in scena un’azione di protesta senza precedenti, mobilitando contemporaneamente Bruxelles e il cuore di Roma per lanciare un messaggio politico chiaro: “Abbiamo bisogno dell’Europa come il pane, ma questa non è l’Europa che vogliamo”.
Da una parte la sede della Commissione Europea, dall’altra quattro luoghi iconici e istituzionali della Capitale – Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza Navona e Senato – sono stati teatro di una manifestazione coordinata in cui centinaia di giovani agricoltori Coldiretti hanno srotolato striscioni, alzato bandiere, dato voce a un disagio crescente che non riguarda solo il comparto agricolo, ma l’intero modello di Europa.
Al centro della protesta c’è l’allarme per la proposta della Commissione di accorpare i fondi destinati alla politica agricola con quelli della coesione. Un fondo unico che, secondo Coldiretti, segnerebbe la fine di un principio fondativo dell’Unione Europea: il sostegno diretto alla produzione di cibo e alla sicurezza alimentare. Un segnale gravissimo – sottolineano gli organizzatori – a pochi giorni dall’annuncio dell’ennesima impasse nella gestione dei dazi commerciali, con rischi enormi per l’economia agricola europea.
Vonderland, il paradosso dell’Europa che spegne la sua terra
Nel mirino della protesta, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, simbolicamente ritratta nei manifesti Coldiretti all’interno di una distopia chiamata “Vonderland”: una terra dove il potere tecnocratico ha preso il sopravvento su ogni istanza democratica, ignorando sistematicamente il Parlamento europeo e i cittadini.
“Non spegnere la democrazia”, “non spegnere la salute”, “non spegnere l’agricoltura”: questi i messaggi affidati agli striscioni esposti a Bruxelles, in prossimità del Berlaymont, quartier generale della Commissione, e contemporaneamente sventolati nel cielo romano. Una comunicazione d’impatto, accompagnata da parole durissime dei vertici Coldiretti, che accusano l’esecutivo europeo di aver tradito la sua missione originaria.
Prandini: “Una Commissione chiusa e ostile”
“Non è solo il nostro futuro a essere in gioco – ha dichiarato da Bruxelles il presidente Coldiretti, Ettore Prandini – ma l’idea stessa di Europa. La Commissione, sotto la guida di Ursula von der Leyen, calpesta quotidianamente il lavoro degli agricoltori e ignora la volontà dei cittadini. Toglie risorse al cibo per destinarle al riarmo, firma accordi commerciali senza reciprocità e accoglie prodotti extraeuropei privi di garanzie sanitarie e ambientali”.
Secondo Prandini, l’immobilismo europeo sta esponendo l’intero settore agricolo a danni ben più gravi di quelli paventati dalle misure protezionistiche statunitensi. “Oggi si discute di dazi USA al 30% – ha affermato – ma il vero rischio è interno: un’Europa che non difende la propria economia, che rinuncia a negoziare, che preferisce i laboratori agli agricoltori”.
Gesmundo: “Serve coraggio, non sudditanza”
A rincarare la dose è il segretario generale Vincenzo Gesmundo, che ha evocato Sant’Agostino per definire il senso della mobilitazione: “La speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio. E oggi servono entrambi. Sdegno per una Commissione che governa ignorando gli Stati membri, i Commissari e il Parlamento; coraggio per fermare chi vuole smantellare la Politica Agricola Comune per finanziare i carri armati invece del pane”.
Gesmundo ha parlato di una “tecnocrazia cieca e arrogante”, ormai incapace di comprendere il tessuto agricolo e sociale dell’Unione, e ha messo in guardia dai pericoli di una governance che si chiude nei palazzi di Bruxelles senza ascoltare la realtà: “Senza agricoltura non c’è sovranità, senza cibo non c’è pace, c’è solo guerra”.
Una mobilitazione strategica e trasversale
Coldiretti ha scelto di portare la protesta nei luoghi simbolo del potere europeo e in quelli più evocativi dell’identità italiana. Non solo per ottenere visibilità mediatica, ma per riaffermare un’idea di Europa che nasce dalla terra, dalla comunità, dal lavoro concreto degli agricoltori. Un’Europa in cui la produzione alimentare è un presidio democratico e di sicurezza strategica, non un comparto sacrificabile alle logiche finanziarie.
“Contro i contadini non si governa” è stato il monito conclusivo della giornata, rilanciato dai manifestanti. Un messaggio che richiama alla memoria le radici stesse dell’integrazione europea, nata nel dopoguerra proprio attorno all’idea di una politica agricola comune. Oggi, quella stessa idea è messa in discussione.
Il futuro della PAC e il bivio europeo
La protesta avviene in un momento cruciale: domani la Commissione Europea presenterà ufficialmente la nuova proposta di bilancio. Per la prima volta dal 1962, potrebbe non esserci più una voce specifica e distinta per il sostegno alla produzione agricola. Un cambio di paradigma che preoccupa non solo Coldiretti ma anche numerosi governi e parlamentari europei, già sul piede di guerra.
Nel contesto delle tensioni internazionali e dell’inflazione alimentare, Coldiretti chiede che l’Unione torni a considerare il cibo come una questione strategica e non residuale, difendendo un’agricoltura che garantisca tracciabilità, qualità, lavoro e sostenibilità.
In gioco non c’è soltanto un capitolo di bilancio, ma l’identità stessa dell’Europa. Una scelta tra un’Unione distante e tecnocratica o una comunità coesa, capace di nutrire e proteggere i suoi popoli.
