6 Ottobre 2026, martedì
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Spagna, emergenza caldo: oltre mille morti in due mesi, il 95% sono over 65

Secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero della Transizione Ecologica, tra il 16 maggio e il 13 luglio 2025 si sono registrati 1.180 decessi legati alle alte temperature. Impennata rispetto allo scorso anno. Colpite soprattutto le regioni del nord storicamente temperate.

Un’ondata di calore eccezionale sta lasciando un segno profondo in Spagna. Secondo quanto comunicato dal Ministero della Transizione Ecologica, tra il 16 maggio e il 13 luglio 2025 si sono registrati nel Paese 1.180 decessi attribuibili direttamente alle temperature elevate. Un numero che evidenzia un incremento drammatico rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando i morti legati al caldo erano stati 114.

La differenza non può essere ignorata. Le cifre, contenute in una nota ufficiale, rappresentano un aumento di oltre dieci volte in appena dodici mesi. A preoccupare maggiormente è il fatto che, secondo i dati diffusi, il 95% delle vittime aveva più di 65 anni. La popolazione anziana si conferma dunque come la fascia più vulnerabile agli effetti delle condizioni climatiche estreme, in particolare durante le ondate di calore che si stanno facendo sempre più frequenti e prolungate.

Non è soltanto la quantità di morti a sorprendere, ma anche la distribuzione geografica del fenomeno. Le regioni che hanno registrato i tassi di mortalità più elevati sono Galizia, La Rioja, Asturie e Cantabria, tutte collocate nel nord del Paese. Zone che, storicamente, sono caratterizzate da estati miti e temperature più moderate rispetto al resto della Spagna. La frequenza di eventi estremi in aree che fino a pochi anni fa venivano considerate climaticamente “protette” sta diventando una delle nuove preoccupazioni principali legate al cambiamento climatico.

La portata di questa emergenza pone l’attenzione anche sulla preparazione del sistema sanitario e sull’adeguatezza delle misure di prevenzione nei confronti di fasce di popolazione particolarmente esposte. Il dato, in sé già allarmante, viene letto dagli esperti come un campanello d’allarme che riguarda l’intero continente europeo, anch’esso alle prese con estati sempre più torride e un invecchiamento demografico diffuso.

Il Ministero ha sottolineato la necessità di strategie adattive più incisive, che tengano conto dell’intensificarsi dei fenomeni meteorologici estremi. “Le nostre politiche di mitigazione devono accompagnarsi a interventi strutturali nella sanità pubblica, nei sistemi di allerta e nella protezione delle fasce più fragili della popolazione”, si legge nel comunicato.

Il confronto con i dati del 2024 evidenzia l’urgenza di rafforzare la risposta istituzionale alla crisi climatica, che sta assumendo contorni sempre più concreti e drammatici. Quello che un tempo era un rischio stagionale ora si configura come una minaccia strutturale per la salute pubblica.

Nel frattempo, le autorità locali nelle regioni più colpite stanno valutando misure d’emergenza per proteggere la popolazione anziana, come la creazione di centri di raffrescamento, l’estensione degli orari di apertura delle strutture sanitarie e l’attivazione di piani di sorveglianza attiva per le persone sole o con patologie croniche.

L’episodio spagnolo si inserisce in un contesto più ampio: secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, il 2025 potrebbe essere l’anno più caldo mai registrato su scala globale. Un dato che getta un’ulteriore ombra sulle prossime settimane, con temperature che potrebbero salire ancora. E con esse, purtroppo, anche il bilancio delle vittime.

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