11 Luglio 2026, sabato
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Violenza di genere, l’appello della Procura: “Servono più psicologi al fianco delle vittime”

A Udine cresce il numero dei procedimenti legati a Codice Rosso. La Pm Danelon sollecita un rafforzamento della rete di supporto psicologico. L’Ordine degli Psicologi FVG risponde: “Pronti ad assumere un ruolo centrale”

Udine — La Procura della Repubblica di Udine lancia un appello chiaro: servono più psicologi qualificati per affiancare le vittime di violenza, soprattutto minori e soggetti vulnerabili, nella fase delicata delle indagini preliminari. A ribadirlo è il Procuratore Aggiunto Claudia Danelon, che coordina il Gruppo di lavoro specializzato in violenza di genere, familiare, sessuale e nei casi rientranti nel perimetro del Codice Rosso.

“Purtroppo i dati statistici – spiega Danelon – confermano un aumento dei procedimenti penali in queste materie, che richiedono un livello sempre più alto di professionalità e preparazione specifica. È fondamentale rafforzare la presenza di psicologi formati accanto agli operatori della giustizia”.

La richiesta, inoltrata ufficialmente all’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia, si basa su quanto previsto dalla normativa vigente, che impone la presenza di uno psicologo durante l’assunzione di informazioni e la formalizzazione di denunce-querela da parte di vittime vulnerabili.

Attualmente, tra la Procura e l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASUFC) è attiva una convenzione che garantisce la reperibilità di alcuni psicologi, coinvolti in un progetto già collaudato. Si tratta di un’esperienza positiva che ha consentito una solida collaborazione con le Forze dell’Ordine e il personale ospedaliero, anche grazie a incontri di formazione condivisi. Tuttavia, chiarisce la Pm, “data la complessità dei casi e il loro numero crescente, sarebbe auspicabile poter contare su un maggior numero di professionisti, da considerare come veri e propri ausiliari di Polizia Giudiziaria”.

In parallelo è in fase di aggiornamento il Protocollo generale sulla violenza, coordinato dalla Prefettura di Udine e sottoscritto da tutti i principali attori del sistema di protezione – Tribunale, Procura, Questura, Carabinieri, ASUFC, Servizi sociali – compreso l’Ordine degli Psicologi, che partecipa ai lavori preparatori del nuovo documento.

Alla sollecitazione della Procura ha risposto con prontezza e convinzione la presidente dell’Ordine FVG, Eva Pascoli: “Accogliamo con gratitudine la richiesta. È fondamentale che la categoria risponda con forza e coesione. Anche chi non lavora direttamente nei servizi dedicati alla violenza può trovarsi, in ambito scolastico o in libera professione, ad accogliere storie di abuso. Dobbiamo essere pronti e capaci di riconoscere e rispondere adeguatamente”.

Pascoli parla anche della propria esperienza personale all’interno del progetto Codice Rosso: “All’inizio temevo di non essere all’altezza, ma è stata un’opportunità formativa e umana straordinaria. Solo entrando in contatto diretto con il sistema giustizia, con le dinamiche delle segnalazioni, le modalità di presa in carico, il linguaggio e l’approccio degli operatori, possiamo superare le resistenze e maturare una visione più ampia del nostro ruolo”.

Secondo la presidente, conoscere i percorsi delle segnalazioni, i tempi della giustizia e i professionisti coinvolti consente agli psicologi di essere davvero d’aiuto, sia nel sostenere le vittime sia nel dialogo con le istituzioni. “Questo tipo di esperienza ci permette di affiancare le persone con l’umanità, la comprensione e la competenza che legittimamente si aspettano da noi”.

L’appello della Procura di Udine, dunque, non è solo una richiesta tecnica, ma un invito alla comunità professionale ad assumersi una responsabilità condivisa e strutturata nella lotta contro la violenza. Un appello che la categoria psicologica, almeno in Friuli Venezia Giulia, è pronta a raccogliere con determinazione.

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