“Altro che patriota: Giorgia Meloni sta umiliando l’Italia senza ottenere nulla in cambio.” È un attacco frontale, senza sconti, quello lanciato da Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che in una nota accusa la presidente del Consiglio di aver piegato gli interessi del Paese davanti a quelli statunitensi, con pesanti conseguenze per imprese, lavoratori e famiglie italiane.
Al centro delle critiche, la linea assunta dal governo in tema di politica economica, fiscale ed energetica nei rapporti con Washington. “Abbiamo destinato il 5% del PIL a spese militari per acquistare armamenti americani, mentre la global tax per i colossi digitali a stelle e strisce è stata di fatto cancellata”, scrive Appendino, denunciando una serie di concessioni unilaterali a vantaggio degli Stati Uniti.
Non solo. L’esponente pentastellata punta il dito anche contro le forniture di gas naturale liquefatto (GNL), definendole “acquistate a peso d’oro dagli USA”, e critica con durezza il tentativo del governo italiano di presentare come una vittoria l’ipotesi di un accordo commerciale con dazi al 10%: “Meloni ha provato a convincerci della follia che un 10% sui dazi fosse un buon negoziato. E come ci ha ringraziati Trump? Con un +30% sui dazi. Altro che ‘zero per zero’: è un 30 a zero.”
Secondo la vicepresidente del M5S, a pagare il conto sarebbero “le imprese, i lavoratori, le famiglie italiane”, mentre la premier avrebbe fallito nel suo autodefinito ruolo di “pontiera” tra Stati Uniti e Unione Europea. “Altro che mediatrice: è una sabotatrice”, afferma Appendino, che chiama apertamente a una reazione politica e istituzionale: “Ora basta. L’Italia e l’Europa alzino la testa e proteggano le nostre imprese.”
Il duro affondo riflette la crescente tensione tra le opposizioni e il governo Meloni sul fronte della politica estera ed economica, soprattutto in vista delle sfide commerciali con l’America di Donald Trump, sempre più aggressiva sul terreno dei dazi. Un terreno che rischia di diventare esplosivo nei prossimi mesi per i rapporti transatlantici e per la tenuta del tessuto produttivo europeo.
