TREVISO – Si registra a Treviso il terzo caso in Veneto di uno studente che ha scelto il silenzio durante la prova orale dell’esame di Maturità, rifiutandosi di rispondere alle domande della commissione. Nonostante l’assenza di qualsiasi intervento nella fase finale dell’esame, il giovane – 18 anni, frequentante il Liceo classico Antonio Canova – ha comunque ottenuto il diploma, con un punteggio appena superiore al minimo: poco più di 60 centesimi.
L’episodio, che segue altri due casi analoghi già segnalati nella regione, riaccende il dibattito sul senso e sul valore dell’esame di Stato. A provocare reazioni soprattutto il fatto che, per effetto del sistema dei crediti acquisiti durante il triennio e del punteggio delle prove scritte, il voto finale possa comunque superare la soglia della promozione anche in assenza di qualsiasi contributo all’orale.
A intervenire con fermezza è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha definito l’episodio “inaccettabile” e ha rilanciato la necessità di una modifica normativa: «Chi si rifiuta di sostenere una parte fondamentale dell’esame non può essere promosso. Serve introdurre la bocciatura per chi decide di non presentarsi o di non partecipare all’orale. Il valore del merito va difeso».
Il gesto dello studente trevigiano si inserisce in un clima di crescente tensione tra una parte del mondo studentesco e le politiche scolastiche del governo. In particolare, molte critiche si concentrano sul ritorno a una Maturità ritenuta troppo tradizionale, sulla reintroduzione dei voti in condotta come criterio di valutazione severa e sul ruolo “disciplinante” che l’esame finale starebbe assumendo.
Sui social e in alcuni licei si moltiplicano le testimonianze di studenti che vedono nella “scena muta” una forma estrema ma simbolica di protesta. Un atto dimostrativo – spiegano – contro un modello educativo percepito come distante e punitivo. Non mancano, però, le voci contrarie, anche tra gli stessi maturandi, che sottolineano come il rispetto per l’esame e per il lavoro dei docenti debba restare un punto fermo del percorso scolastico.
Il gesto del ragazzo di Treviso, intanto, è diventato un caso nazionale. E alimenta un confronto destinato a proseguire nei prossimi mesi, anche in vista di una possibile riforma dell’esame di Stato.
