26 Ottobre 2026, lunedì
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Salari reali giù del 7,5% rispetto al 2021: l’Italia fanalino di coda nell’area Ocse

Secondo il nuovo rapporto Employment Outlook 2025, il nostro Paese registra la flessione più marcata tra le principali economie avanzate.

L’Ocse fotografa la crisi dei salari italiani: la perdita più pesante tra i grandi Paesi industrializzati

Nonostante un recupero nell’ultimo anno, all’inizio del 2025 i salari reali in Italia restano nettamente sotto i livelli pre-inflazione. È quanto emerge dal rapporto Employment Outlook 2025 pubblicato dall’Ocse, secondo cui i lavoratori italiani guadagnano in termini reali il 7,5% in meno rispetto al 2021. Una contrazione che rappresenta il calo più significativo tra tutte le principali economie dell’area Ocse.

Il rapporto evidenzia come, sebbene la crescita dei salari abbia accelerato nel corso dell’ultimo anno in molti Paesi, il recupero rispetto al periodo pre-inflattivo sia ancora incompleto in numerose economie avanzate. In particolare, “in uno Stato membro su due – sottolinea l’Ocse – i salari reali restano ancora inferiori rispetto ai livelli registrati all’inizio del 2021”.

Il caso italiano appare però come il più preoccupante. A pesare, oltre all’impennata dei prezzi tra il 2022 e il 2023, è stata la bassa dinamica retributiva, che non ha tenuto il passo con l’inflazione. Mentre altre economie hanno attutito l’impatto attraverso misure di sostegno, rinnovi contrattuali più tempestivi o politiche di indicizzazione, in Italia l’adeguamento dei salari è risultato più lento e meno efficace nel proteggere il potere d’acquisto.

Il dato sul calo del 7,5% è particolarmente allarmante se confrontato con il quadro generale: secondo l’Ocse, nella maggior parte dei Paesi membri si è già avviata una fase di crescita dei salari reali, trainata dal rallentamento dell’inflazione e dalla ripresa economica. L’Italia, al contrario, sembra faticare più di altri a restituire ai lavoratori ciò che hanno perso negli ultimi anni.

Il rapporto Employment Outlook rappresenta una delle analisi più autorevoli sulle tendenze del lavoro nei Paesi industrializzati. E quest’ultima edizione lancia un segnale chiaro: il mercato del lavoro italiano ha bisogno di interventi strutturali per recuperare competitività e garantire una distribuzione più equa dei redditi.

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