6 Ottobre 2026, martedì
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USA-UE, torna la guerra dei dazi: Washington minaccia l’agroalimentare europeo

Escalation nel braccio di ferro commerciale: gli Stati Uniti paventano tariffe del 17% sui prodotti agricoli europei. Bruxelles incoscientemente ottimista ma avverte: “Siamo pronti anche a uno scenario senza intesa”.

A pochi giorni dalla scadenza cruciale del 9 luglio, il confronto commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea si riaccende con toni preoccupanti. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Washington ha minacciato l’introduzione di dazi fino al 17% sulle esportazioni agricole europee, un passo che aggraverebbe sensibilmente le tensioni transatlantiche già in atto.

La nuova richiesta americana, definita “dell’ultima ora”, rappresenta un’escalation significativa nel negoziato in corso e riflette le pressioni dell’amministrazione Trump — ancora fortemente influente nel dettare la linea commerciale repubblicana — affinché Bruxelles allenti le normative che, secondo gli USA, penalizzano le imprese americane. Al centro del contendere ci sarebbero richieste di esenzioni regolatorie e una riduzione del surplus commerciale dell’UE nei confronti degli Stati Uniti.

La risposta europea non si è fatta attendere. “Nell’ultimo round negoziale sono stati compiuti progressi verso un’intesa di principio”, ha dichiarato un portavoce della Commissione Europea. Ma, accanto all’ottimismo misurato, resta la cautela: “Ci stiamo preparando anche all’eventualità che non venga raggiunto un accordo soddisfacente”.

L’agricoltura europea, già messa alla prova da crisi climatiche e squilibri di mercato, rischia di essere il principale bersaglio di una strategia commerciale aggressiva che punta a riequilibrare i rapporti economici su scala globale. I dazi annunciati colpirebbero in particolare settori come il vino, i formaggi, l’olio d’oliva e altri prodotti simbolo del Made in Europe.

Il nodo cruciale sarà sciolto nei prossimi giorni. Se non verrà trovata una sintesi tra le istanze americane e la posizione comunitaria, il rischio concreto è un ritorno a una guerra commerciale su vasta scala, con effetti pesanti non solo sugli scambi bilaterali, ma anche sulla stabilità economica globale.

La partita è ancora aperta, ma il conto — come spesso accade — rischiano di pagarlo produttori e consumatori.

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