A cura di Daniele Cappa
Catania – «Vergogna, fate schifo, come li avete fatti questi figli? Ve ne dovete andare dall’Italia». Un attacco verbale violentissimo, culminato in un’aggressione fisica, sotto gli occhi di bambini e genitori. È successo nel primo pomeriggio di mercoledì 3 luglio all’interno del Pride Village di Catania, durante le attività in preparazione alla parata del Catania Pride, in programma sabato 5 luglio.
A farne le spese è stata Egle Doria, attrice, attivista e madre appartenente a Famiglie Arcobaleno, nonché membro del direttivo del comitato Catania Pride. Doria si trovava nel cortile della sede della CGIL, in via Crociferi, in attesa dell’inizio del laboratorio di lettura per bambinǝ organizzato da Genderlens APS. In quel momento, un uomo si è avvicinato, ha iniziato a insultarla con parole cariche d’odio omofobo e sessista e poi l’ha spinta. Secondo i testimoni, le ha “messo le mani addosso” davanti a un gruppo di minori presenti per l’attività educativa.
L’aggressore è stato prontamente allontanato, e il laboratorio è andato avanti. Ma lo shock è rimasto. «Non pensavamo che un luogo per noi sicuro potesse trasformarsi in teatro di violenza omofobica e misogina», ha dichiarato in un comunicato il Catania Pride, rilanciato anche da Genderlens. «Egle sta bene, ma il turbamento è stato grande».
La cultura dell’odio non è un’eccezione
L’aggressione a Egle Doria non è un episodio isolato. È, secondo attivisti e osservatori, il prodotto diretto di un clima sociale e politico sempre più tossico nei confronti delle soggettività LGBTQIA+, in particolare delle famiglie omogenitoriali.
«È stato molto brutto sentire quelle parole dal vivo», ha commentato il giornalista Dario Accolla, presente al Village. «Questo ci fa capire quanto sia ancora necessario il Pride».
Doria, intervistata da Domani, ha raccontato con lucidità quanto accaduto: «È il tempo in cui viviamo, ma io non mi fermo davanti a nulla». Al momento dell’aggressione con lei c’era sua figlia Marina, nove anni. «È consapevole, sa chi è la sua famiglia, ma certe parole feriscono, restano». E aggiunge, con fermezza: «Chiedo solo: possiamo smettere di ferire i nostri figli?».
Il silenzio istituzionale e la responsabilità politica
Per molte realtà della galassia LGBTQIA+, non si può ignorare il ruolo attivo che ha avuto, in questi anni, una parte della politica italiana nel generare il terreno fertile per episodi come questo. Un terreno dove i diritti vengono erosi e la cittadinanza piena negata alle famiglie “non conformi”.
«In Italia oggi essere visibili significa esporsi — si legge in un comunicato della rete Pride —. Esporsi a sguardi, battute, violenze. Ma soprattutto a una pedagogia dell’odio che parte dall’alto: da chi toglie diritti, legittima lo stigma, definisce ‘naturale’ solo un modello familiare, escludendo tutto il resto».
Un’accusa precisa, condivisa anche da esponenti delle istituzioni. Alessandro Zan, eurodeputato e responsabile Diritti per il Partito Democratico, ha parlato senza mezzi termini: «Quello che è successo a Catania è disgustoso e inaccettabile. È la conseguenza diretta di un clima d’odio alimentato anche dalla propaganda politica. Chi semina odio è complice. Continueremo a batterci per una legge contro i crimini d’odio sempre più urgente».
Il Pride come risposta
Nonostante tutto, il Pride non si ferma. Le attività del Pride Village continuano, e sabato 5 luglio migliaia di persone torneranno in piazza a Catania per la venticinquesima edizione della parata. Quest’anno lo slogan scelto è Polpo Mondo, un inno alla pluralità, ai legami e alla resistenza.
«Le intimidazioni non ci fermeranno — affermano le associazioni promotrici —. L’odio non passerà». Egle Doria sarà in piazza con la sua famiglia. Perché il Pride, oggi più che mai, è una risposta politica e affettiva. Una presa di parola collettiva contro chi vorrebbe il silenzio, l’invisibilità, l’oblio.
In un Paese in cui l’uguaglianza è ancora una promessa disattesa, camminare insieme resta l’unico modo per resistere.
Quella Sicilia, quell’Italia lì non ci rappresentano: l’Italia per bene ha i volti dell’accoglienza, non le mani che spingono. Anche noi de La Notte ci stringiamo attorno alle Famiglie Arcobaleno: perché i colori, da sempre, ci piacciono più del nero.
