4 Ottobre 2026, domenica
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Suicidio assistito, terzo no a Martina Oppelli: “Ora penso alla Svizzera”

La 49enne triestina affetta da sclerosi multipla ha ricevuto un nuovo diniego dall’Azienda sanitaria. L’associazione Coscioni presenta opposizione e diffida: "È dipendente da farmaci e cure salvavita".

Trieste – Ancora un no. Per la terza volta, a Martina Oppelli, 49 anni, tetraplegica e affetta da sclerosi multipla da oltre vent’anni, è stato negato l’accesso al suicidio assistito. A comunicarlo è l’associazione Luca Coscioni, che segue il caso della donna triestina e ha presentato opposizione formale al nuovo diniego da parte dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (Asugi).

Il rifiuto più recente, datato 4 giugno, si basa ancora una volta sull’assenza – secondo la valutazione della commissione medica – di un trattamento di sostegno vitale in corso, requisito stabilito dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale per accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia.

Ma la Oppelli non ci sta. “Basta soffrire. Valuto di andare in Svizzera”, ha dichiarato, riferendosi a una delle poche opzioni all’estero che le garantirebbe la possibilità di interrompere volontariamente la propria vita in modo legalmente riconosciuto.

L’associazione Coscioni, per voce dell’avvocata e segretaria Filomena Gallo, contesta la valutazione dell’Asugi, sottolineando come la paziente viva in una condizione di totale dipendenza da assistenza continuativa, sia costretta all’utilizzo quotidiano della macchina della tosse per evitare il soffocamento e sia sottoposta a una terapia farmacologica con funzione salvavita.

Per questo motivo, lo scorso 19 giugno, il team legale della donna ha presentato opposizione al diniego, accompagnata da una diffida e messa in mora nei confronti dell’azienda sanitaria. In risposta, Asugi ha annunciato l’avvio immediato di una nuova procedura di valutazione da parte della commissione medica.

Intanto, sul piano politico e civile, l’associazione Coscioni ha lanciato una campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sul fine vita, che intende legalizzare tutte le scelte di fine vita, inclusa l’eutanasia, con il pieno coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale e tempi certi per i malati. L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme entro il 15 luglio, in vista dell’approdo della proposta in Senato il 17 luglio, quando inizierà l’esame del testo elaborato dalla maggioranza di governo.

Il caso di Martina Oppelli, con la sua battaglia dignitosa e il peso quotidiano della sofferenza, riporta al centro il dibattito sulla libertà di scelta nel fine vita. Un tema sempre più urgente, che continua a interrogare coscienze e istituzioni.

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