Torna a crescere la tensione nei negoziati per una tregua a Gaza. Hamas accusa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di porre ostacoli deliberati al raggiungimento di un accordo.
A lanciare l’accusa è Mahmoud Mardawi, alto funzionario del movimento islamista palestinese, che in un messaggio diffuso sul suo canale Telegram – riportato dal quotidiano israeliano Haaretz – ha denunciato un irrigidimento della posizione di Israele, sostenendo che Netanyahu avrebbe posto “condizioni impossibili” con l’obiettivo di “far fallire l’intesa” sul cessate il fuoco.
Secondo Mardawi, il premier israeliano si rifiuterebbe ora di rispettare elementi dell’accordo che in passato aveva già accettato e insistesse per il rilascio solo parziale degli ostaggi, con la liberazione di dieci prigionieri per volta, anziché in un’unica fase. “Netanyahu non vuole un accordo”, ha scritto Mardawi, accusandolo di voler mantenere alta la pressione militare e diplomatica, piuttosto che procedere verso una soluzione negoziata.
Le dichiarazioni arrivano in una fase particolarmente delicata del conflitto, mentre la comunità internazionale continua a esercitare pressioni su entrambe le parti per raggiungere un’intesa che metta fine alle ostilità nella Striscia di Gaza. La posizione israeliana, secondo fonti vicine ai negoziati, si è fatta più rigida nelle ultime settimane, anche per le crescenti tensioni all’interno del governo e per l’opposizione di parte della coalizione a concessioni percepite come eccessive.
Nel frattempo, non è ancora chiaro se e quando i colloqui potranno riprendere su basi concrete. Ma le parole di Mardawi lasciano intendere un nuovo stallo, che rischia di allontanare ulteriormente la prospettiva di un accordo duraturo.
