Roma – Un grido forte contro ogni forma di violenza, un appello all’unità e alla tutela delle fondamenta della società, con un focus cruciale sui bambini. Questi i temi centrali emersi ieri al Senato della Repubblica, nella prestigiosa Sala Caduti di Nassirya, durante la presentazione del libro di Angelo Pisani, “Se questo è (ancora) un uomo – L’altra violenza”. L’iniziativa, promossa dal senatore Gianluca Cantalamessa, ha acceso i riflettori su un progetto ben più ampio che il volume incarna: il servizio online antiviolenza 1523.it, ideato e fondato oltre un anno fa dall’avvocato Pisani.
Il portale 1523.it, nato dalla visione dell’avvocato Pisani, si avvale di un team multidisciplinare composto da avvocati, operatori sociali, psicologi, in maggioranza donne e giovani. La sua specificità risiede nell’approccio inclusivo e senza discriminazioni: da oltre un anno, centinaia di persone, uomini, donne, anziani, bambini, vi si sono rivolte, testimoniando la necessità di un supporto che trascenda genere, età o condizione sociale.
Ad aprire i lavori, con una sentita lectio magistralis, è stato il magistrato Nicola Graziano, attuale Presidente di Unicef Italia e autore dell’incisiva prefazione del libro. Il suo intervento si è concentrato in particolare sulla tutela dei bambini, spesso vittime silenziose delle contrapposizioni e dell’affarismo che, come denunciato dall’autore stesso, rischiano di mettere l’uomo contro la donna in una dinamica distruttiva.
L’evento, moderato dal giornalista e senatore Ernesto Caccavale, ha visto la partecipazione attiva di circa 50 giovani e giovanissimi studenti del progetto “Wake Up” di Aversa. Questi ragazzi, avendo già avuto modo di ascoltare l’avvocato Pisani in conferenze scolastiche dedicate al suo progetto contro ogni forma di violenza, hanno voluto con forza essere presenti, vivacizzando il dibattito con doppi monologhi che hanno ribadito l’impellente necessità di tutelare gli uomini al pari delle donne.
Nel suo intervento, Angelo Pisani ha subito posto l’accento sulla natura complessa della violenza: «L’impegno di tutti – ha esordito – deve essere rivolto a contrastare tutte le violenze, non ne esiste una sola. Ma oggi siamo tutti vittime di strumentalizzazioni, discriminazioni e demagogia, che fanno solo gli interessi dei poteri forti e gruppi estremi, perché quando si isola qualcuno, si fa l’interesse di qualcun altro».
Il libro, nelle intenzioni dell’autore, si propone come una «chiave per confrontarsi», uno strumento di legalità e cultura basato sull’informazione e sugli esempi positivi, elementi che, a suo dire, la politica fatica a fornire. Pisani ha voluto sgombrare il campo da ogni fraintendimento: «I nostri “nemici”, intendiamoci, non sono assolutamente le donne, dobbiamo sgombrare il campo da questa strumentalizzazione diffamatoria secondo cui noi saremmo nemici delle donne solo perché per necessità facciamo un libro a tutela degli uomini. Non è così».
L’avvocato ha poi identificato i “veri nemici” in un movimento, quello dei “Fabiani”, nato in Inghilterra e volto, a suo dire, alla distruzione della famiglia, intesa come pilastro fondato sull’uomo e la donna. La strategia di tale movimento, secondo Pisani, consisterebbe nel «distruggere l’uomo, concedere fittiziamente uno strapotere alla donna, che non riesce a gestirlo perché è strumentalizzata da disinformazione e quindi si distrugge il nucleo principale della società, la famiglia, determinando anche la successiva disgregazione delle nuove generazioni. Così il potere, nel caos, riesce a governare e a speculare».
Un passaggio chiave dell’intervento di Pisani è stato il ringraziamento a Nicola Graziano: «ancor più importante che tutelare gli uomini e le donne, nonché mio impegno e mio sogno, è difendere i bambini, perché solo così potremo difendere il nostro futuro».
L’autore ha poi messo in guardia dalle strumentalizzazioni della violenza, sottolineando come questa, al pari di altre emergenze, possa talvolta in Italia trasformarsi in un “fattore di affarismo”, dove «c’è chi lucra sulla morte o sulle tragedie degli altri». E ha rincarato la dose sulla necessità di un cambiamento radicale: «Noi dobbiamo combattere tutto questo. Lo abbiamo visto, i metodi adottati fino ad oggi per combattere la piaga del femminicidio non hanno dato risultati, questi omicidi non sono diminuiti. E bisogna chiamarli omicidi, perché chi uccide una donna è un criminale e lo è anche chi uccide un uomo».
«Portiamo avanti questa missione! Qualcuno, ha concluso, dice che io sono un visionario: è vero, perché sono sicuro che col tempo potremo migliorare la vita di tutti noi ed offrire esempi veri alle nuove generazioni».
