6 Ottobre 2026, martedì
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Anna Wintour lascia Vogue America dopo 37 anni: fine di un’era nella moda

La regina dell’editoria fashion saluta la direzione del magazine americano che ha trasformato in icona globale. Rimarrà però ai vertici di Condé Nast e alla guida editoriale internazionale del brand.

Addio a Vogue America: Anna Wintour lascia la direzione del magazine che ha rivoluzionato la moda

Dopo 37 anni alla guida di Vogue America, Anna Wintour si prepara a voltare pagina. La leggendaria direttrice editoriale, figura iconica della moda e dell’editoria, ha annunciato il proprio passo indietro dalla direzione della testata americana. La notizia, riportata da testate internazionali come il Daily Mail e Fashion Week Daily, è stata comunicata alla redazione durante un incontro interno.

Wintour, 74 anni, non abbandonerà però del tutto la “casa” che ha contribuito a trasformare. Continuerà infatti a ricoprire i ruoli di Chief Content Officer globale di Condé Nast e di Direttore Editoriale Globale di Vogue, mantenendo un controllo strategico sulle edizioni internazionali del brand.

Un’eredità senza precedenti

L’arrivo di Anna Wintour alla guida di Vogue America nel 1988 ha segnato l’inizio di una rivoluzione silenziosa ma profonda. Ha spostato l’attenzione dalle passerelle ai volti noti, portando in copertina personalità come Michelle Obama, Beyoncé, Rihanna e Kim Kardashian, unendo alta moda, cultura pop e politica. Il Met Gala, tradizionale raccolta fondi del Costume Institute, è diventato sotto la sua regia uno degli eventi mondani più seguiti al mondo, una sfilata di celebrità e visioni creative.

Nel corso della sua direzione, Vogue è andato ben oltre i confini della carta stampata: è diventato un fenomeno culturale globale, un termometro del gusto, uno specchio del cambiamento — seppur non sempre in anticipo sui tempi, come le è stato talvolta rimproverato.

La ricerca del successore

Condé Nast ha già avviato la ricerca per il nuovo Head of Editorial Content USA. Non sono ancora trapelati nomi ufficiali, ma si ipotizza una figura interna, con una solida esperienza nel digitale e nella gestione dei nuovi linguaggi multimediali. La successione rappresenta una sfida delicata: sostituire Wintour significa confrontarsi con una visione editoriale che ha plasmato il settore per quasi quattro decenni.

Dalla realtà al mito

Il carisma – e il temuto rigore – di Anna Wintour sono entrati anche nell’immaginario collettivo. La sua figura ha ispirato Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep nel celebre film Il diavolo veste Prada (2006), tratto dal romanzo di Lauren Weisberger, ex assistente della stessa Wintour. Pur senza mai confermare apertamente il parallelo, la direttrice lo ha sempre accolto con stile, partecipando alla première del film indossando, con sottile ironia, un abito Prada.

Un talento per il talento

Sotto la sua guida, Vogue è diventato una fucina di creatività. Wintour ha sostenuto giovani stilisti allora sconosciuti, come John Galliano, Alexander McQueen, Marc Jacobs e Tom Ford, contribuendo al loro lancio internazionale. Allo stesso modo, ha valorizzato i più grandi fotografi di moda contemporanei, da Annie Leibovitz a Mario Testino, da Steven Meisel a Patrick Demarchelier. La sua capacità di intercettare e coltivare talento è diventata un marchio di fabbrica.

Oltre la carta

Se oggi Vogue vive simultaneamente su carta, video, social, podcast e red carpet, è grazie alla capacità di Wintour di leggere i tempi, integrando nuove piattaforme senza rinunciare alla cura estetica e alla qualità editoriale. La sua visione ha accompagnato l’industria della moda in una delle sue trasformazioni più profonde, facendo di ogni numero un punto di riferimento per l’intero settore.

L’uscita di scena dalla direzione americana chiude un capitolo fondamentale della storia di Vogue, ma Anna Wintour resta saldamente al centro dell’impero Condé Nast. Il suo stile, fatto di intuizione, disciplina e modernità, continuerà a influenzare la moda globale — da dietro le quinte, ma sempre in prima linea.

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