La tregua tra Iran e Israele, annunciata con cauta speranza dalla diplomazia internazionale, rischia già di crollare sotto il peso di nuove accuse e dichiarazioni infuocate. Tel Aviv punta il dito contro Teheran per il presunto lancio di un missile verso lo Stato ebraico, e promette ritorsioni durissime. L’Iran smentisce, mentre sullo sfondo tornano ad affacciarsi i fantasmi del programma nucleare iraniano.
“Israele risponderà con forza alla violazione della tregua”, ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. Il riferimento è al presunto lancio di un missile da parte iraniana, avvenuto — secondo fonti israeliane — dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Katz ha minacciato esplicitamente “una risposta diretta contro obiettivi del regime nel cuore di Teheran”, aumentando ulteriormente la tensione in una regione già al limite.
Teheran, dal canto suo, nega ogni responsabilità. Le autorità iraniane affermano che nessun missile è stato lanciato contro Israele e accusano Tel Aviv di voler sabotare i tentativi di distensione.
Nel frattempo, anche la Russia invita alla prudenza. “Le informazioni sulla tregua tra Israele e Iran sono confuse, non è chiaro se reggerà”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, citato dall’agenzia Interfax. Mosca, pur sottolineando l’incertezza, si dice favorevole a un cessate il fuoco stabile.
Intanto, Teheran annuncia la ripresa del suo programma nucleare. Lo ha affermato Mohammad Eslami, capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran (AEOI), spiegando che il piano per il rilancio dell’industria nucleare era stato avviato “già prima degli attacchi subiti da parte di Stati Uniti e Israele”. L’obiettivo, ha dichiarato Eslami all’agenzia Mehr, è garantire “la continuità della produzione e dei servizi” nel settore.
Le dichiarazioni, rilanciate anche dal portale Iran International, legato all’opposizione e con sede all’estero, alimentano ulteriori timori sulla possibile escalation.
In un clima segnato da diffidenza reciproca e minacce incrociate, la tregua appena proclamata appare già precaria. E mentre le cancellerie internazionali osservano con crescente preoccupazione, il rischio di una nuova crisi aperta in Medio Oriente torna a farsi concreto.
