26 Luglio 2026, domenica
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Israele colpisce sei aeroporti in Iran: distrutti 15 velivoli militari

Nuovo raid dell’IDF contro infrastrutture strategiche iraniane. Teheran lancia missili verso Israele, Pechino lancia un appello alla de-escalation: “Evitare un allargamento del conflitto”

Gerusalemme – In un’escalation delle tensioni regionali, le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno annunciato di aver colpito sei aeroporti situati in diverse regioni dell’Iran. Secondo una nota ufficiale diffusa dall’esercito israeliano, l’operazione ha preso di mira infrastrutture militari con l’impiego di velivoli a pilotaggio remoto, che avrebbero distrutto complessivamente 15 tra caccia ed elicotteri d’attacco appartenenti alle forze armate iraniane.

Nel dettaglio, gli attacchi avrebbero colpito piste di decollo, hangar sotterranei, un aereo da rifornimento e diversi velivoli militari, inclusi caccia F-14, F-5 e elicotteri d’attacco AH-1. “Gli aerei distrutti erano destinati a essere utilizzati contro i jet dell’Aeronautica militare israeliana (IAF), per ostacolare future operazioni all’interno del territorio iraniano”, si legge nella dichiarazione. L’IDF ha inoltre rivendicato di aver compromesso significativamente la capacità dell’Iran di operare la propria forza aerea da quegli scali.

Nel frattempo, l’Iran ha lanciato otto missili verso Israele in quattro diverse raffiche. La maggior parte dei vettori sarebbe stata intercettata dai sistemi di difesa israeliani, ma alcuni hanno raggiunto il territorio, provocando danni a un’infrastruttura strategica nel sud del Paese. La Compagnia elettrica israeliana (IEC) ha confermato interruzioni nella fornitura di energia elettrica in diverse comunità della zona colpita.

La risposta della comunità internazionale non si è fatta attendere. La Cina ha rivolto un appello urgente a entrambe le parti affinché evitino una nuova escalation. Nel briefing quotidiano, il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, ha invitato Israele e Iran a “tornare sulla strada della risoluzione politica” e a “evitare un ulteriore allargamento del conflitto, che potrebbe avere gravi conseguenze anche sull’economia mondiale”.

La situazione resta estremamente fluida e carica di tensione, con il rischio concreto che nuovi atti ostili possano innescare una crisi su scala più ampia nel già instabile equilibrio mediorientale.

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