Teheran – “Una morte umiliante lo aspetta”: è il minaccioso monito che l’ex presidente iraniano Ebrahim Raisi ha rivolto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel caso in cui Washington dovesse unirsi a Israele in un attacco contro l’Iran.
Le dichiarazioni, rilanciate dall’emittente Iran International, con sede a Londra e vicina all’opposizione iraniana in esilio, si inseriscono nel clima di crescente tensione tra Teheran, Washington e Tel Aviv. Raisi – che ha guidato la Repubblica Islamica fino al maggio scorso – ha accusato Trump di dover ancora rispondere per l’uccisione di Qasem Soleimani, il generale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane eliminato in un raid statunitense a Baghdad nel gennaio 2020.
“Trump – ha affermato Raisi – deve ancora rendere conto del sangue di Soleimani, ed è atteso dalla vendetta della nazione iraniana. Se attacca, lo aspetta una morte umiliante. Verrà sicuramente abbattuto dalla mano del mondo oppresso”.
La figura di Soleimani, considerato in Iran un eroe nazionale, continua a rappresentare un potente simbolo politico e militare. La sua eliminazione, ordinata da Trump durante il suo primo mandato presidenziale, viene ancora oggi ricordata a Teheran come un atto di aggressione da vendicare.
Le parole di Raisi giungono in un momento in cui il confronto tra Iran e Israele si è intensificato su più fronti, tra attacchi reciproci, operazioni coperte e tensioni in Siria, Libano e nel Golfo. Il coinvolgimento diretto o indiretto degli Stati Uniti rimane una variabile cruciale nello scenario regionale, e le autorità iraniane – attuali ed ex – non perdono occasione per ribadire la volontà di reagire con forza a qualsiasi azione militare esterna.
Al momento, non si registrano reazioni ufficiali da parte della Casa Bianca. Ma il messaggio di Raisi, chiaro nei toni e nei contenuti, rappresenta un ulteriore elemento di instabilità in un quadro geopolitico già attraversato da profondi equilibri precari.
