Israele rivendica il dominio aereo su Teheran, mentre l’Iran valuta una via diplomatica per evitare il collasso. Il conflitto, esploso con l’operazione “Rising Lion”, ha già provocato oltre 1.400 tra morti e feriti in territorio iraniano, mentre la Guida Suprema Ali Khamenei sarebbe stata evacuata in un bunker segreto nei sobborghi della capitale.
Tel Aviv alza il tiro. In un messaggio durissimo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “gli abitanti di Teheran pagheranno il prezzo dei raid”, confermando che l’operazione militare potrebbe protrarsi per altre due o tre settimane. Una minaccia che non lascia spazio a interpretazioni, mentre l’esercito israeliano (IDF) afferma di aver ottenuto la “superiorità aerea completa” sulla capitale iraniana. I caccia di Gerusalemme, secondo fonti militari, sarebbero ora in grado di operare indisturbati nei cieli di Teheran.
Attacchi su più fronti
I bombardamenti delle ultime ore hanno colpito soprattutto le aree orientali e occidentali della città. Forti esplosioni sono state avvertite nei quartieri di Chitgar, Shahrak Bagheri, nella zona dell’Iran Mall e nei pressi del quartiere olimpico. Le IDF hanno ordinato l’evacuazione immediata del Distretto 3, pubblicando un avviso su X (ex Twitter): “Per la vostra sicurezza, lasciate immediatamente l’area. Rimanervi significa mettere a rischio la vostra vita”.
Nel frattempo, l’Iran continua a lanciare missili balistici verso le città israeliane. Gli ultimi attacchi su Tel Aviv e Haifa hanno causato vittime civili e decine di feriti. Teheran afferma di aver colpito “con successo” obiettivi militari in Israele e minaccia nuove incursioni “ancora più devastanti contro infrastrutture vitali”. La tensione resta altissima anche attorno al sito nucleare di Natanz, preso di mira da più razzi israeliani: l’Iran sostiene di averli abbattuti prima dell’impatto.
Khamenei in fuga, la diplomazia cerca spiragli
Secondo fonti dell’intelligence occidentale, Ali Khamenei sarebbe stato trasferito in un bunker sotterraneo nel nord-est della capitale poche ore dopo l’inizio dei bombardamenti. Fonti non confermate parlano di un possibile tentativo di fuga verso la Russia per mettere in salvo la Guida Suprema, in un momento di gravissima incertezza per il regime.
In un quadro che sfiora il punto di non ritorno, l’Iran ha tuttavia aperto uno spiraglio: le autorità di Teheran hanno dichiarato di essere disponibili a un dialogo “per la de-escalation”, anche se il tono generale resta improntato alla retorica della resistenza.
L’Italia in campo per la diplomazia
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, esortando le parti al dialogo: “L’Italia chiede con forza la fine delle ostilità e il ritorno al tavolo negoziale. È essenziale garantire la sicurezza dei nostri connazionali e mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, crocevia strategico per il commercio globale”. Roma, come altri attori europei, spinge per una ripresa del negoziato sul nucleare e per un contenimento del conflitto prima che diventi regionale o addirittura globale.
La guerra tra Israele e Iran è entrata in una fase estremamente pericolosa, in cui le dichiarazioni bellicose si accompagnano a devastanti operazioni militari sul campo. Mentre il popolo iraniano vive ore di terrore e i cieli di Teheran restano solcati da jet e missili, la comunità internazionale è chiamata a un intervento urgente. Il tempo per una soluzione diplomatica si sta rapidamente esaurendo.
