Una notte di paura e distruzione ha scosso Israele, quando Teheran ha lanciato una serie di missili verso le principali città israeliane, tra cui Haifa e Tel Aviv. L’attacco, che ha provocato almeno dieci morti e oltre 200 feriti, ha segnato una nuova fase di escalation nel conflitto tra i due Paesi, ormai al limite della guerra totale. Le sirene di allarme hanno suonato a Tel Aviv e Gerusalemme, mentre alcuni dei missili iraniani sono riusciti a penetrare le difese israeliane, causando danni significativi.
Secondo le prime informazioni, i missili hanno colpito obiettivi strategici nelle città di Haifa e Tel Aviv, con uno che è esploso nei pressi della capitale, Gerusalemme. Le autorità israeliane hanno dichiarato lo stato di emergenza, mentre le forze armate hanno risposto con raid aerei contro obiettivi iraniani in Siria e in altre zone del Medio Oriente.
Teheran: “Israele ha oltrepassato la linea rossa”
L’Iran ha giustificato l’attacco come una risposta alle incursioni israeliane contro i suoi siti nucleari, accusando Tel Aviv di aver “oltrepassato la linea rossa”. Il regime degli ayatollah ha avvertito che qualsiasi ulteriore azione israeliana contro i suoi impianti nucleari comporterebbe una risposta ancora più drammatica. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato: “Israele ha scelto la via della guerra, e ora dovrà affrontarne le conseguenze”.
In un clima di crescente tensione, il leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei, ha emesso un avvertimento diretto, facendo sapere che qualsiasi altra incursione israele nei suoi territori sarà vista come una dichiarazione di guerra. “La nostra risposta non sarà limitata ai missili, e Israele non può più considerarsi al sicuro”, ha aggiunto Khamenei in un discorso trasmesso in televisione.
Netanyahu: “Colpiremo ogni obiettivo degli Ayatollah”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha immediatamente risposto con fermezza, promettendo una reazione dura a ogni ulteriore attacco. “Colpiremo ogni obiettivo degli Ayatollah. Israele non cederà di fronte alle minacce iraniane”, ha dichiarato in una conferenza stampa, aggiungendo che il paese non farà alcuna distinzione tra attacchi diretti e quelli contro le infrastrutture nucleari.
Nel frattempo, il presidente russo Vladimir Putin ha offerto la disponibilità della Russia a mediare una possibile distensione tra i due Paesi, pur sottolineando che la situazione si sta rapidamente avvicinando a una fase di “difficile ritorno”. L’offerta di Putin è stata accolta con cautela da entrambe le parti, mentre l’Occidente resta in attesa di sviluppi concreti.
Le minacce iraniane all’Occidente
In un giro di minacce che sta allarmando la comunità internazionale, Teheran ha messo in guardia Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, accusandoli di “sostenere Israele in modo inaccettabile”. L’Iran ha avvertito che se questi Paesi non cesseranno il loro supporto a Tel Aviv, le sue forze militari sono pronte a lanciare 2.000 missili contro le loro basi nel Medio Oriente.
Le minacce iraniane si rivolgono in particolare alle basi statunitensi, francesi e britanniche in Iraq, Siria e in altre aree strategiche della regione, dove i soldati delle forze occidentali sono presenti a supporto delle operazioni contro le milizie iraniane. Teheran ha dichiarato di essere pronta a colpire con precisione, mirando alle infrastrutture militari di questi Paesi.
Oman: annullati i colloqui USA-Iran sul nucleare
Nel frattempo, il Sultanato dell’Oman, tradizionale mediatore tra Occidente e Iran, ha annunciato la cancellazione dei colloqui previsti tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare, in seguito all’escalation dei recenti attacchi. La decisione di interrompere i negoziati, che avrebbero dovuto discutere la possibile riattivazione dell’accordo nucleare iraniano del 2015, arriva come un ulteriore segnale che le tensioni stanno avvicinando il conflitto a un punto di non ritorno.
Mentre il mondo osserva con apprensione, le probabilità di una maggiore destabilizzazione in Medio Oriente aumentano, con la paura che il conflitto possa estendersi oltre i confini israeliani e iraniani, coinvolgendo l’intera regione e, potenzialmente, l’intero scenario internazionale.
