6 Ottobre 2026, martedì
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Referendum 2025, la democrazia senza voce: affluenza al 30%, nessun quorum raggiunto

Cinque quesiti bocciati dal silenzio delle urne. Ma non ha perso solo l’opposizione: hanno perso i diritti, i lavoratori, milioni di italiani. E ha perso la democrazia.

A cura di Daniele Cappa

Roma — Il verdetto è arrivato, pesante come un macigno: nessuno dei cinque referendum del 2025 ha superato il quorum. L’affluenza, con quasi tutte le sezioni scrutinate, si è fermata al 30,3%, ben lontano dal 50% più uno necessario per rendere validi i quesiti. Un dato che molti nel centrodestra interpretano come un trionfo politico. Ma a uscire sconfitti da questo voto non sono i partiti, né i leader. A perdere, stavolta, è stata la democrazia. E con essa, i diritti dei lavoratori, i temi sociali, e milioni di cittadini rimasti senza voce.

I cinque quesiti referendari — quattro sul mondo del lavoro, uno sulla cittadinanza — avrebbero dovuto affrontare nodi cruciali: precarietà, sicurezza, tutele, inclusione. Invece, sono affondati nel mare dell’astensione. Ma dietro il dato secco si nasconde qualcosa di più profondo: un Paese che non crede più nella possibilità di cambiare attraverso il voto. Un’Italia stanca, sfiduciata, forse anestetizzata da anni di scontri inconcludenti.

Eppure, dal centrodestra arrivano solo brindisi. Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dichiara: “Le opposizioni volevano trasformare i referendum in un attacco al governo Meloni. Il governo esce rafforzato, la sinistra indebolita”. Dello stesso tenore le parole della vicesegretaria leghista Silvia Sardone, che esulta per quella che definisce “una devastante sconfitta per Schlein, Landini, Conte e compagni”. Matteo Salvini, dal canto suo, parla di “idea bocciata” quella della cittadinanza semplificata, rivendicando “più controlli e buon senso”.

Ma dietro le dichiarazioni trionfalistiche, resta la realtà: 7 italiani su 10 hanno scelto di non votare. E non sempre per disinteresse. In molti casi, per mancanza di informazione, per sfiducia nello strumento referendario, o per un astensionismo sistematico e organizzato che ha funzionato come tappo alla partecipazione. “Abbiamo speso un sacco di soldi per nulla”, ha commentato Antonio Tajani, ministro degli Esteri, che chiede ora di cambiare la legge sui referendum. Paradossalmente, nessuno nella maggioranza si chiede se non sia il sistema ad aver fallito nel suo compito di coinvolgere i cittadini.

Nel fronte progressista, invece, si fa autocritica. L’eurodeputata del Pd Pina Picierno parla di “sconfitta profonda e evitabile, un regalo enorme alla destra”. Ma ammette anche il distacco tra la politica e la realtà del Paese: “Fuori dalla nostra bolla c’è un’Italia che vuole futuro, non battaglie retrospettive”. Riccardo Magi, segretario di +Europa, accusa l’“astensionismo organizzato”, ma rivendica il merito di aver riportato all’attenzione pubblica la questione della cittadinanza.

Eppure il punto resta uno: non è stata sconfitta solo l’opposizione. Hanno perso i lavoratori precari, che restano privi di nuove tutele. Hanno perso le famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro, che aspettavano segnali concreti. Hanno perso le ragazze e i ragazzi nati o cresciuti in Italia, che ancora oggi vedono negato il riconoscimento pieno di cittadinanza. Il voto non ha fallito per colpa loro: è il sistema a non averli messi in condizione di decidere.

L’affluenza più bassa si è registrata in Trentino Alto Adige (20%) e in Calabria (22%), ma il dato nazionale parla chiaro: l’istituto referendario, così com’è, non funziona più. Eppure resta uno degli strumenti più preziosi della nostra democrazia diretta. Continuare a lasciarlo marcire, nell’indifferenza generale o nella tattica politica, significa amputare la voce dei cittadini.

Domenica 8 giugno 2025, dunque, non hanno perso solo Schlein, Landini o Conte. Hanno perso milioni di italiani che, con il loro silenzio o la loro esclusione, hanno visto affondare la possibilità di scegliere. Hanno perso i diritti che attendevano una risposta. E ha perso, sopra ogni altra cosa, la democrazia.

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