PRATO – Vasile Frumuzache, reo confesso dell’omicidio di Denisa Maria Adas e sospettato del delitto di un’altra giovane donna, Ana Maria Andrei, è stato vittima di una brutale aggressione all’interno del carcere di Prato. L’uomo, 37 anni, si trova ora ricoverato al pronto soccorso con ustioni di primo e secondo grado dopo che un altro detenuto gli ha lanciato addosso dell’olio bollente.
A colpire è stato un parente stretto della seconda vittima, Ana Maria Andrei, la prostituta romena scomparsa e ritrovata senza vita nel 2024, in un caso che le autorità stanno tuttora cercando di ricostruire. Frumuzache, già sotto processo per l’omicidio di Denisa e indagato per il secondo femminicidio, si trovava nel reparto comune della struttura penitenziaria quando è stato aggredito.
L’attacco, avvenuto con modalità e strumenti che pongono interrogativi inquietanti sulla sicurezza interna all’istituto, ha innescato l’immediata apertura di un fascicolo penale da parte della Procura di Prato. Il procuratore Luca Tescaroli ha parlato di “un fatto di particolare gravità”, denunciando la totale assenza di controlli al momento dell’aggressione: «L’autore ha potuto agire indisturbato», ha dichiarato con fermezza.
Il ferito, trasportato d’urgenza all’ospedale Santo Stefano, non sarebbe in pericolo di vita, ma ha riportato lesioni dolorose al volto e alla parte superiore del corpo.
Dietro questo gesto di vendetta si cela un contesto carico di tensione emotiva e rabbia, alimentato da una vicenda giudiziaria che ha scosso l’opinione pubblica. La figura di Frumuzache, già pesantemente stigmatizzata per la violenza efferata con cui ha ucciso Denisa Maria Adas – una giovane connazionale, anch’ella dedita alla prostituzione – è diventata oggetto di odio non solo fuori, ma anche dentro le mura carcerarie.
Ma la giustizia, avverte la Procura, non può piegarsi alla logica della vendetta. «Ogni detenuto ha diritto alla protezione, alla dignità e a un trattamento umano, indipendentemente dai reati contestati», ha ribadito Tescaroli.
Il caso riaccende i riflettori sulle falle del sistema penitenziario italiano, dove non di rado il carcere si trasforma in un luogo di ulteriore violenza, anziché di giustizia e rieducazione. Intanto, gli inquirenti stanno accertando come l’aggressore sia riuscito a procurarsi l’olio bollente, e perché non sia stato fermato in tempo.
Frumuzache rimane sotto sorveglianza, ma la vicenda è tutt’altro che conclusa: ora, oltre al processo per duplice omicidio, si apre un nuovo capitolo giudiziario sul fronte penitenziario. E intanto, fuori dal carcere, due famiglie continuano a piangere le loro figlie scomparse in un inferno di sfruttamento e morte.
