3 Ottobre 2026, sabato
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Trump su Xi Jinping: “Mi piace, ma con lui raggiungere un accordo è estremamente difficile”

Il presidente degli Stati Uniti si esprime su Truth Social con toni distensivi ma fermi nei confronti del leader cinese. Sullo sfondo, restano aperte le tensioni commerciali e strategiche tra Washington e Pechino.

WASHINGTON —
“Xi mi piace, mi è sempre piaciuto e mi piacerà sempre”. Con questa frase, Donald Trump — oggi nuovamente alla guida della Casa Bianca — ha voluto ribadire il suo personale rispetto per il presidente cinese Xi Jinping, pur riconoscendo che costruire un’intesa con Pechino rappresenta una delle sfide più complesse della sua agenda internazionale. “È molto tosto ed è estremamente dura farci un accordo”, ha aggiunto in un post pubblicato su Truth Social, la piattaforma che utilizza come principale canale di comunicazione diretta.

Diplomazia personale e tensioni strategiche

Le parole di Trump offrono uno spaccato della diplomazia “in prima persona” che ha sempre caratterizzato il suo approccio alla politica estera. Dietro il tono apparentemente cordiale, resta inalterato il nodo centrale del confronto con la Cina: lo squilibrio commerciale, le barriere tariffarie e il confronto tecnologico che da anni agitano i rapporti tra Washington e Pechino.

Durante il suo primo mandato, Trump aveva imposto dazi su centinaia di miliardi di dollari di prodotti cinesi, dando il via a una delle guerre commerciali più significative del XXI secolo. Il suo ritorno alla presidenza non ha segnato un cambio di rotta: la linea resta ferma, improntata a difendere gli interessi economici e industriali statunitensi, in particolare nei settori strategici come microchip, energie pulite e intelligenza artificiale.

Xi il “duro”, ma il canale resta aperto

Con Xi, Trump intrattiene da anni un rapporto complesso fatto di stima personale e dure contrapposizioni. Le recenti dichiarazioni rientrano in questa logica: un modo per riconoscere la statura del leader cinese, senza arretrare di un passo sulle questioni più spinose. “Tosto”, per Trump, non è un insulto, ma il riconoscimento di un interlocutore all’altezza, sebbene difficile da affrontare ai tavoli negoziali.

Le trattative in stallo: il nodo dei dazi

Da settimane i contatti tra i due Paesi si sono intensificati, con il tentativo di rilanciare un dialogo sul fronte commerciale. Ma la Casa Bianca, pur non chiudendo al confronto, ribadisce le proprie condizioni: apertura dei mercati cinesi, rispetto delle regole internazionali, tutela della proprietà intellettuale e piena reciprocità. E mentre Pechino chiede l’alleggerimento delle tariffe imposte negli anni precedenti, l’amministrazione Trump mantiene alta la guardia, convinta che solo una linea di pressione possa portare a risultati concreti.

Una competizione a tutto campo

L’intesa con la Cina, oggi, non si gioca solo sul piano economico. La rivalità si estende alla sfera tecnologica, alla corsa per l’intelligenza artificiale, alla sicurezza delle filiere industriali e perfino allo spazio. In questo contesto, Trump intende riaffermare il ruolo guida degli Stati Uniti, sia nel contrasto alle pratiche commerciali ritenute sleali, sia nel rafforzamento dell’autonomia strategica americana.

Dialogo sì, ma alle condizioni di Washington

Il messaggio del presidente è chiaro: i rapporti personali non sostituiscono la strategia. Trump è pronto a dialogare, anche con un leader “tosto” come Xi, ma non intende fare concessioni che possano indebolire la posizione americana. La sua amministrazione resta fedele al principio della “pace attraverso la forza”, che in campo economico si traduce in un equilibrio negoziale basato sul potere contrattuale più che sulla diplomazia tradizionale.

La via stretta del realismo

Nel pieno di un contesto globale segnato da instabilità, conflitti e trasformazioni epocali, le parole di Trump su Xi Jinping riflettono un realismo che segna la nuova postura americana: ferma, selettiva, orientata alla tutela degli interessi strategici nazionali. E se con Pechino la distensione è possibile, sarà solo alle condizioni che Washington ritiene accettabili.

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