GAZA — Una nuova giornata di sangue nella Striscia di Gaza. Dodici persone, tra cui donne e bambini, sono morte questa mattina a seguito di un attacco aereo israeliano nella zona occidentale di Khan Younis, città già duramente colpita nei mesi di conflitto. A renderlo noto è la protezione civile palestinese, che denuncia il bombardamento di una tenda allestita per rifugiati nei pressi della scuola Al-Innawi.
“Almeno 12 persone, fra cui diversi minori, hanno perso la vita in un attacco condotto da un drone israeliano. La tenda ospitava famiglie sfollate in cerca di riparo dopo aver lasciato le proprie abitazioni”, ha dichiarato Mahmoud Bassal, portavoce della protezione civile, all’agenzia France Presse.
Vittime civili e panico tra i sopravvissuti
Secondo le testimonianze raccolte sul posto, l’attacco ha causato il panico tra gli sfollati, molti dei quali avevano trovato rifugio in quella zona ritenuta fino a ieri relativamente sicura. Le operazioni di soccorso si sono protratte per ore tra le macerie e i resti della tenda colpita. “Non abbiamo abbastanza mezzi per rispondere a emergenze di questa portata”, ha aggiunto Bassal, lanciando un nuovo appello alla comunità internazionale.
GHF: centri di aiuto umanitario chiusi per sicurezza
La giornata si è aperta anche con la decisione da parte della Gulf Humanitarian Foundation (GHF) di sospendere temporaneamente le attività dei centri di distribuzione degli aiuti nella Striscia di Gaza, citando “ragioni di sicurezza”. Una misura drastica ma ormai ricorrente nelle ultime settimane, in un contesto sempre più instabile in cui gli operatori umanitari si trovano esposti a gravi rischi.
“Non ci sono le condizioni minime per garantire la sicurezza del personale e dei civili durante le operazioni. Restiamo pronti a riaprire non appena la situazione lo consentirà”, si legge in una nota dell’organizzazione.
L’emergenza umanitaria si aggrava
Con i punti di distribuzione chiusi e i raid che colpiscono anche le aree dove si concentrano gli sfollati, la situazione umanitaria nella Striscia si fa ogni giorno più drammatica. Secondo stime delle Nazioni Unite, oltre un milione e mezzo di persone sarebbero attualmente sfollate a causa del conflitto, spesso costrette a spostarsi più volte, in condizioni di estrema precarietà.
Le agenzie umanitarie continuano a denunciare l’accesso limitato agli aiuti, la mancanza di medicinali, acqua potabile e cibo. Anche la Croce Rossa Internazionale ha fatto sapere che le sue squadre “non sono sempre in grado di raggiungere le zone colpite in tempo utile”.
Israele non commenta, ma le operazioni proseguono
Da parte israeliana, al momento, non è arrivata alcuna conferma né smentita ufficiale sull’attacco specifico. L’esercito continua però a dichiarare che le operazioni contro Hamas “proseguiranno fino a quando sarà necessario per garantire la sicurezza dei cittadini israeliani”, senza fornire dettagli sulle singole azioni condotte.
Intanto, le richieste internazionali di un cessate il fuoco permanente tornano a farsi sentire con insistenza, in particolare dopo le immagini diffuse da Gaza nelle ultime ore, che mostrano corpi senza vita tra le macerie, in un campo di tende improvvisato.
Uno scenario senza vie d’uscita visibili
Mentre la diplomazia internazionale fatica a riaprire canali di dialogo concreti, sul terreno la popolazione civile paga il prezzo più alto. E se anche le tende dei rifugiati diventano obiettivi colpiti dal fuoco, resta sempre più difficile distinguere tra zone di guerra e luoghi di salvezza.
La giornata di oggi segna solo l’ennesimo capitolo tragico di un conflitto senza tregua, in cui la speranza di una soluzione politica appare ogni giorno più distante.
