5 Ottobre 2026, lunedì
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Addio a Pietro Ghislandi, l’artista gentile che parlava con le voci del cuore

Attore, ventriloquo, musicista e volto di “Striscia la Notizia”, si è spento a 68 anni a Bergamo. Lascia un’eredità di talento, ironia e umanità.

La scomparsa di un talento poliedrico: dagli esordi con Baudo al cinema con Pieraccioni, fino al pupazzo Sergio, compagno inseparabile di una vita artistica intensa.

Si è spento a Bergamo, dopo una lunga malattia, Pietro Ghislandi, artista eclettico e profondamente umano, capace di lasciare un segno nel panorama dello spettacolo italiano grazie a una carriera costruita con talento, dedizione e leggerezza. Aveva 68 anni.

Nato con la vocazione dell’intrattenimento, Ghislandi ha saputo mescolare come pochi l’arte della comicità con quella dell’illusione vocale, rendendo la ventriloquia una forma espressiva popolare e raffinata. Il suo inseparabile pupazzo Sergio – più che una spalla, un vero alter ego – gli ha dato notorietà e affetto da parte del pubblico sin dai primi anni Ottanta.

Dagli esordi con Baudo alla popolarità televisiva

La svolta arriva con Fantastico, lo storico varietà del sabato sera condotto da Pippo Baudo. Ghislandi diventa presenza fissa, conquistando il pubblico con una comicità garbata e mai scontata, in cui voce, ritmo e ironia si fondono in uno stile del tutto personale. Sergio, il pupazzo con cui dialogava sul palco, non era solo uno strumento scenico, ma l’anima di un rapporto artistico unico, che avrebbe attraversato tutta la sua carriera.

Da lì il passo verso la televisione commerciale fu naturale: Ghislandi fu tra i protagonisti di Striscia la Notizia, portando nella trasmissione satirica di Antonio Ricci il suo humor tagliente e surreale, sempre in equilibrio tra comicità intelligente e osservazione del costume.

Cinema, teatro e una voce inconfondibile

Ma Pietro Ghislandi era molto più di un comico da piccolo schermo. Ha attraversato il cinema con intensità e misura: lo ricordiamo nei film di Marco Risi (Soldati – 365 all’alba, Il muro di gomma), Carlo Vanzina (I mitici – Colpo gobbo a Milano) e Renzo Martinelli (Vajont). Forte il sodalizio con Leonardo Pieraccioni, che lo volle in pellicole come Il principe e il pirata, Il paradiso all’improvviso e Ti amo in tutte le lingue del mondo. Sempre capace di adattarsi, Ghislandi era un caratterista duttile e credibile, in grado di passare dal sorriso all’introspezione.

Non mancavano incursioni nella pubblicità, nel doppiaggio e persino nel ruolo di controfigura – tra le più celebri, quella per Renato Pozzetto. Ma il teatro rimaneva il suo rifugio creativo prediletto: migliaia di spettacoli in tutta Italia, nei quali portava la magia della voce e la poesia del gesto.

Il ricordo di un incontro

Chi ha avuto la fortuna di incrociarlo, anche solo per un attimo, conserva di lui un’immagine luminosa. Come Daniele Cappa, il nostro capo redattore, che da giovane cronista radiofonico lo incontrò durante Fantastico in Tour accanto a Lorella Cuccarini e Isabel Russinova. «Io avevo quattordici anni, lui era già una star, eppure mi trattò con un’educazione, una gentilezza e un rispetto che non si dimenticano», racconta. «Era un artista, certo, ma prima ancora un uomo perbene».

L’eredità di un artista

Pietro Ghislandi lascia in eredità uno stile unico, fatto di eleganza, umorismo e quella capacità rara di far sorridere senza urlare. In un’epoca spesso dominata dal clamore, lui ha scelto la strada più difficile: quella della misura, della tecnica, dell’anima.

Lo ricorderemo così: con il sorriso sulle labbra, la voce che cambiava mille tonalità, e quel pupazzo con cui ha raccontato il mondo, uno sketch alla volta.

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