Una frase pubblicata su Facebook, rivolta alla figlia di Giorgia Meloni, è costata la sospensione dal servizio al professor Stefano Addeo, docente del liceo scientifico “Enrico Medi” di Cicciano, in provincia di Napoli. Una frase inaccettabile, dai toni minacciosi, che ha rapidamente fatto il giro dei social e poi dei media, accendendo un’ondata di indignazione politica e pubblica. L’Ufficio scolastico regionale per la Campania è intervenuto con tempestività, disponendo la sospensione cautelare del professore, 65 anni, “al fine di garantire la serenità della comunità scolastica” e in attesa dell’esito del procedimento disciplinare previsto dalla normativa.
Ma la vicenda, già gravissima nei suoi risvolti istituzionali, si è tinta di dramma nel giro di poche ore. Nella giornata di lunedì, travolto dall’esposizione mediatica e dal clamore suscitato dal suo gesto, Addeo ha tentato il suicidio ingerendo un mix di psicofarmaci. È stato salvato grazie al tempestivo intervento dei carabinieri e dei sanitari del 118, allertati dalla dirigente scolastica dell’istituto, contattata direttamente dal docente poco prima dell’estremo gesto. Al telefono, avrebbe confessato l’intenzione di farla finita.
Attualmente ricoverato in ospedale, il professore ha affidato a poche parole il suo sfogo: «Non ho retto tutto l’accanimento mediatico che c’è stato nei miei confronti. Un’ora fa ho provato il suicidio con un mix di psicofarmaci. Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo. Mi hanno linciato. Ho chiesto scusa, non ce l’ho fatta».
Il contenuto del post pubblicato da Addeo — e poi rapidamente rimosso — ha scatenato una valanga di reazioni. Condanne bipartisan sono arrivate da esponenti del mondo politico, dell’informazione e della scuola. Il riferimento alla figlia della presidente del Consiglio ha alzato il livello di allarme e suscitato particolare indignazione: toccare un minore, ancor più se figlio di una figura istituzionale, rappresenta una linea rossa etica e civile che non può essere oltrepassata.
Ora spetterà alla commissione disciplinare valutare la posizione del docente sul piano professionale e giuridico. Intanto, il provvedimento di sospensione resta in vigore. La scuola, nel frattempo, si stringe attorno alla dirigente scolastica e agli studenti, coinvolti loro malgrado in una vicenda che ha oltrepassato i confini delle aule scolastiche per diventare un caso nazionale.
Una storia che riapre il dibattito sui limiti del linguaggio nei social, sulla responsabilità dei docenti anche fuori dall’ambiente scolastico e sull’impatto devastante del giudizio pubblico nelle epoche virali. Ma anche, dolorosamente, sulla fragilità umana dietro l’errore, e sull’urgenza di distinguere la condanna dei fatti dal disprezzo della persona.
