Un’altra giornata di sangue a Gaza, tra bombardamenti e civili colpiti mentre cercavano di sopravvivere.
Secondo fonti mediche locali, sono almeno 45 le persone uccise oggi in una serie di attacchi aerei condotti dall’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza. Il bilancio, riferito da Al Jazeera, evidenzia come la maggior parte delle vittime si concentri nel nord del territorio, in particolare a Jabalya, dove sei bambini hanno perso la vita nel bombardamento di un’abitazione.
Ma il dolore non si è fermato qui. Nelle prime ore della mattinata, una nuova tragedia si è consumata a Rafah, nella zona meridionale della Striscia, dove almeno 24 civili palestinesi sono rimasti uccisi da colpi di arma da fuoco israeliani mentre attendevano la distribuzione di aiuti umanitari.
La notizia, riportata dal quotidiano israeliano Haaretz, si basa sulle dichiarazioni del personale sanitario di Gaza. L’attacco si è verificato in un punto di raccolta di alimenti e beni di prima necessità nella zona di Muwasi, dove da settimane migliaia di sfollati si ammassano per ricevere cibo, acqua e medicinali in condizioni sempre più disperate. Le stesse fonti parlano anche di decine di feriti, molti dei quali in gravi condizioni.
Il bilancio delle vittime civili, già drammaticamente alto nei mesi di conflitto, continua a crescere. Le operazioni militari israeliane, concentrate su obiettivi dichiarati come infrastrutture di Hamas, continuano però a colpire indiscriminatamente quartieri residenziali e zone ad alta densità di sfollati.
Le Forze di difesa israeliane (IDF), finora, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sugli attacchi odierni. Tuttavia, l’episodio a Rafah riaccende i riflettori sulla gestione delle operazioni nelle aree dove si concentrano i flussi umanitari. Le organizzazioni internazionali, da settimane, denunciano l’estrema vulnerabilità della popolazione civile, in particolare donne e bambini, costretti a vivere sotto le bombe e in assenza di un accesso sicuro agli aiuti.
Intanto la comunità internazionale resta a guardare, mentre le voci delle diplomazie si rincorrono senza riuscire a produrre un cessate il fuoco stabile. Sul terreno, il prezzo di questa impasse lo pagano i civili, vittime di una guerra che sembra non conoscere tregua.
L’ennesima strage di Rafah arriva dopo giorni di intensificata pressione militare israeliana nell’area, nonostante gli avvertimenti delle Nazioni Unite sui rischi catastrofici di un’offensiva in una zona densamente popolata da sfollati. Il confine con l’Egitto, da dove teoricamente passano gli aiuti, è pressoché bloccato. La fame e la sete, come le bombe, sono diventate armi quotidiane.
A Gaza, oggi, si muore anche mentre si cerca di sopravvivere.
