5 Ottobre 2026, lunedì
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Delitto di Garlasco, la procura accelera: nuove analisi scientifiche per risolvere il mistero

A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, si torna sui reperti mai esaminati. Il 17 giugno decisivo incidente probatorio: si rianalizzano tracce di DNA e un'impronta controversa.

Garlasco, la scienza riapre il caso: nuove indagini su tracce e DNA sotto le unghie di Chiara Poggi

GARLASCO (Pavia) – A diciotto anni dal brutale omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di via Pascoli il 13 agosto 2007, la procura di Pavia torna a far parlare la scienza. La nuova inchiesta, aperta su iniziativa dei magistrati dopo l’archiviazione definitiva per Alberto Stasi, si concentra ora su un percorso strettamente tecnico-scientifico, che potrebbe riaccendere le speranze di arrivare a una verità rimasta, finora, mutilata.

Il perno dell’indagine è l’incidente probatorio fissato per il 17 giugno, un appuntamento cruciale in cui verranno sottoposte a rianalisi le tracce biologiche rimaste sotto le unghie della giovane vittima. Elementi che, per motivi mai del tutto chiariti, non furono esaminati con le tecnologie attuali durante le prime fasi del procedimento giudiziario.

La scienza in aiuto della verità

A finire sotto la lente saranno anche impronte digitali e reperti rimasti finora in ombra nei faldoni dell’inchiesta: oggetti, superfici, possibili residui organici. Tra questi, torna al centro dell’attenzione l’impronta numero 33, rilevata all’inizio della scala che porta al piano interrato dove fu rinvenuto il corpo senza vita di Chiara.

Quella traccia, per la procura, non può più essere trascurata: secondo una precedente valutazione, sarebbe compatibile con Andrea Sempio, amico di Chiara all’epoca e mai indagato formalmente. Una pista che fu già valutata, ma che potrebbe oggi essere riletta alla luce delle nuove analisi e con strumentazioni di ultima generazione.

Un’indagine che non si arrende

«Non si tratta di riaprire un processo già concluso», precisano ambienti vicini all’inchiesta, «ma di valutare scientificamente elementi che finora non hanno avuto un’analisi completa e attuale». A dare impulso alla nuova fase investigativa è stato anche l’accesso ai reperti conservati in laboratorio, mai distrutti e oggi nuovamente disponibili per accertamenti avanzati.

L’obiettivo è chiaro: stabilire con certezza se le tracce sotto le unghie appartengano a qualcuno che quella mattina era effettivamente nella villetta di Chiara. Oppure se si tratti di contaminazioni, errori, o dati che possano chiudere definitivamente piste finora solo ipotizzate.

Un caso che continua a dividere

Il delitto di Garlasco resta uno dei casi giudiziari più controversi della cronaca italiana. Dopo due processi, una lunga sequela di perizie e sentenze ribaltate, Alberto Stasi – ex fidanzato della vittima – è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di carcere per omicidio volontario. Ma l’ombra del dubbio non ha mai cessato di aleggiare su quella sentenza.

Il nuovo fascicolo aperto dalla procura non punta a rimettere in discussione il verdetto passato in giudicato, ma apre la porta alla possibilità che qualcun altro fosse presente sulla scena del crimine. Una verità parziale, dunque, che oggi potrebbe essere finalmente completata.

L’attesa per il 17 giugno

Tutto ruota ora attorno all’incidente probatorio: esperti genetisti, medici legali e tecnici della polizia scientifica saranno chiamati a lavorare fianco a fianco, con un unico obiettivo: far parlare la materia. Le nuove tecnologie potrebbero permettere di individuare profili genetici parziali o completi anche da tracce minime, che anni fa sarebbero risultate inservibili.

La famiglia Poggi, che in questi anni ha sempre mantenuto un profilo discreto e dignitoso, segue con rispetto e speranza questa nuova fase. Così come l’intera comunità di Garlasco, che attende risposte a un mistero che da troppo tempo resta senza volto.

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