Cervia (Ravenna) — Una vacanza al mare si è trasformata in tragedia irreparabile. Elisa Spadavecchia, 66 anni, è stata travolta e uccisa da una ruspa mentre prendeva il sole sulla battigia di Pinarella di Cervia, dove si trovava in villeggiatura con il marito. A guidare il mezzo, Lerry Gnoli, risultato positivo alla cocaina dopo gli accertamenti tossicologici effettuati in seguito all’incidente.
I risultati delle analisi parlano chiaro e confermano i sospetti: l’uomo, durante l’interrogatorio, aveva negato l’assunzione di stupefacenti, ma i test lo smentiscono. Non è la prima volta. Già nel 2022, in un episodio simile, Gnoli era stato coinvolto in un investimento mortale ai danni di un anziano di 83 anni e anche allora era risultato positivo alla cocaina.
Sebbene i test non consentano di determinare con certezza se l’assunzione sia avvenuta nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia, la positività agli esami è un fatto incontestabile che pesa come un macigno nell’inchiesta in corso. La dinamica dell’incidente e il comportamento del conducente sono ora al vaglio della magistratura, che dovrà stabilire le responsabilità penali connesse alla presenza di droga nel suo organismo.
Un dramma in pieno giorno sulla spiaggia
Il fatto è accaduto in pieno giorno, in un tratto di spiaggia frequentato da famiglie e turisti. Elisa Spadavecchia si era sistemata vicino alla riva per godere del sole, ignara del pericolo che l’avrebbe raggiunta di lì a poco. Il mezzo meccanico l’ha investita senza lasciarle scampo, sotto gli occhi attoniti dei presenti.
A nulla sono serviti i tentativi di soccorso: il decesso è stato pressoché immediato. Le autorità sono intervenute rapidamente sul posto per effettuare i rilievi e sequestrare la ruspa. L’episodio ha sollevato interrogativi sulle condizioni di sicurezza nei cantieri che operano in prossimità delle spiagge, soprattutto in alta stagione.
Una comunità sconvolta: l’ultimo saluto a Elisa
Venerdì 30 maggio si sono svolti i funerali di Elisa Spadavecchia nella chiesa di San Marco a Creazzo, in provincia di Vicenza, sua città d’origine. Una folla commossa ha accompagnato l’ultimo saluto alla donna: familiari, amici, conoscenti, ma anche rappresentanti delle istituzioni. Tra i presenti anche il prefetto di Vicenza, Filippo Romano.
Particolarmente toccante il ricordo delle figlie della vittima, strette in un abbraccio di dolore accanto al padre Giovanni Sfregola, ex comandante dei carabinieri. Parole che hanno attraversato la navata come lame: cariche d’amore, ma anche di sconcerto per una morte tanto assurda quanto evitabile.
Un precedente inquietante e un sistema da rivedere
Lerry Gnoli non è nuovo a comportamenti pericolosi alla guida. Il suo nome era già emerso due anni fa in un caso con tragiche analogie: anche allora un investimento mortale, anche allora la positività alla cocaina. La sua posizione è ora aggravata dal possibile concorso tra recidiva e negligenza professionale.
Il caso solleva inevitabilmente un interrogativo più ampio: come sia possibile che un soggetto già coinvolto in episodi simili e risultato positivo agli stupefacenti continui a operare su mezzi pesanti in aree pubbliche. Le falle nei controlli e nella prevenzione emergono con drammatica evidenza.
Nel frattempo, una famiglia piange una moglie, una madre, una nonna. Elisa Spadavecchia non tornerà più, portata via da un mezzo che non avrebbe dovuto essere lì, guidato da chi non avrebbe dovuto essere alla guida. Un lutto che chiede giustizia. E risposte.
