5 Ottobre 2026, lunedì
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Superbonus e maxi-truffa: sequestrati 23 milioni per il palazzo milanese dove abita Salvini

L'inchiesta della Guardia di Finanza scattata dopo un reportage di MilanoToday. Nel mirino l'impennata dei costi di ristrutturazione coperti dal 110%. Coinvolta la palazzina in cui vive il vicepremier.

Un sequestro da 23 milioni di euro è stato disposto dal Gip di Milano nell’ambito di un’inchiesta sui presunti illeciti legati al superbonus 110%. L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, ruota attorno alla ristrutturazione di un immobile situato in via Borsi, nella periferia sud di Milano. Un tempo conosciuto come “fortino della droga”, oggi ospita anche un appartamento intestato a Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Al centro dell’inchiesta due società: la Mir Solution, studio tecnico coinvolto nella progettazione e certificazione degli interventi, e la GS Srl, riconducibile al gruppo Carrefour e formalmente committente dei lavori. Entrambe sono destinatarie del provvedimento di sequestro. A far scattare l’allarme è stata un’inchiesta giornalistica pubblicata mesi fa da MilanoToday, che ha sollevato dubbi sull’anomala lievitazione dei costi di ristrutturazione. Da lì, l’intervento della magistratura.

Secondo gli inquirenti, i lavori di riqualificazione sarebbero stati gonfiati in maniera artificiosa per accedere a fondi pubblici garantiti dal superbonus. L’ex complesso popolare, inserito in un programma di rigenerazione urbana, è stato completamente ristrutturato grazie agli incentivi del 110%, trasformandosi in un moderno condominio. Tuttavia, le cifre presentate per ottenere i benefici fiscali avrebbero superato i limiti della congruità previsti dalla normativa.

I finanzieri hanno scandagliato bilanci, fatture, computi metrici e asseverazioni, scoprendo – secondo quanto emerge dai primi riscontri – significative discrepanze tra i costi reali e quelli dichiarati. Tra le ipotesi di reato figurano la truffa aggravata ai danni dello Stato e l’indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Sebbene Salvini non risulti indagato né coinvolto nell’indagine, la presenza di un suo alloggio nell’edificio ha inevitabilmente acceso i riflettori politici sul caso. Dalla Lega, per ora, nessun commento ufficiale.

Il provvedimento di sequestro rappresenta uno dei casi più eclatanti emersi finora nell’ambito dei controlli sul superbonus, la maxi-agevolazione introdotta nel 2020 per incentivare la riqualificazione energetica degli edifici e successivamente al centro di numerose polemiche per le frodi collegate.

L’indagine è ancora in corso, ma il segnale è chiaro: i bonus edilizi, se usati in modo fraudolento, rischiano di trasformarsi in un boomerang per le casse pubbliche. E per chi ne abusa, la magistratura non farà sconti.

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