3 Ottobre 2026, sabato
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Roma, la protesta esplode: tensione e scontri al corteo contro il decreto sicurezza

Violenti disordini durante la manifestazione nel centro della Capitale: contestatori forzano il cordone di polizia, che reagisce con cariche e manganelli. Bloccata la via d’accesso al Parlamento.

ROMA — È degenerata in scontri e tensione la manifestazione organizzata oggi a Roma contro il controverso decreto sicurezza. Nel primo pomeriggio, nel cuore della Capitale, centinaia di manifestanti hanno invaso le strade per esprimere il proprio dissenso verso il provvedimento, ma il corteo si è trasformato presto in un teatro di disordini e violenza.

Il momento di massima tensione si è registrato quando un folto gruppo di partecipanti ha cercato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine che presidiava l’area nei pressi di Palazzo Montecitorio. Alcuni dimostranti, incappucciati, hanno spinto contro gli scudi della polizia, cercando di guadagnare l’accesso verso il Parlamento. La risposta degli agenti è stata immediata: cariche di alleggerimento e uso dei manganelli per disperdere i più facinorosi e ristabilire il controllo.

La zona è stata blindata. Numerose vie d’accesso sono state chiuse al traffico e presidiate da camionette e agenti in tenuta antisommossa. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di alcuni contusi tra manifestanti e forze dell’ordine, mentre non risultano al momento fermi ufficiali.

Il corteo, indetto da associazioni civiche, collettivi studenteschi e realtà antagoniste, si oppone al decreto sicurezza in discussione in Parlamento, considerato da molti un giro di vite repressivo che mina il diritto di manifestare e penalizza le fasce più fragili della popolazione. «Non è sicurezza, è repressione», gridano i manifestanti, esponendo striscioni e scandendo slogan contro il governo.

Le autorità invitano alla calma, ma la protesta sembra destinata a continuare. Altre mobilitazioni sono già annunciate nei prossimi giorni in diverse città italiane. La tensione sociale attorno al decreto cresce, e con essa il rischio che il dissenso degeneri ancora.

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