5 Ottobre 2026, lunedì
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Minacce, insulti e ossessioni: due uomini ai domiciliari per stalking sulle ex

A Lavezzola, in provincia di Ravenna, due giovani sono stati arrestati dopo le denunce delle ex compagne. Per entrambi è scattato il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico.

Ravenna, persecuzioni via chat e video minacciosi: scattano gli arresti per due stalker

RAVENNA – Minacce continue, messaggi vocali carichi d’odio, video intimidatori e una pressione psicologica costante. Così due giovani uomini, rispettivamente di 34 e 32 anni, sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di stalking nei confronti delle rispettive ex compagne. Il provvedimento è stato eseguito a Lavezzola, frazione del comune di Conselice, nel Ravennate, dove i due sono attualmente in attesa dell’udienza di convalida.

La svolta nelle indagini è arrivata dopo la coraggiosa denuncia delle due vittime, che si sono rivolte ai carabinieri in due distinti momenti, spingendo i militari a intervenire tempestivamente per arginare situazioni divenute ormai insostenibili.

La prima segnalazione risale al 21 maggio, quando una giovane donna si è presentata in caserma per denunciare l’ex fidanzato. Racconta di essere perseguitata da tempo attraverso una raffica di messaggi WhatsApp, vocali carichi di minacce e un clima di terrore crescente. Le sue parole, precise e circostanziate, hanno permesso ai carabinieri di ricostruire un quadro ben più ampio di episodi già accaduti nel recente passato.

Poche ore dopo, un secondo allarme. È notte fonda quando i militari intervengono nell’abitazione di un’altra giovane, anch’essa vittima dell’ossessione di un ex compagno. Il cellulare della ragazza è bersagliato da audio, video e messaggi carichi di insulti e intimidazioni. Anche in questo caso, la denuncia ha fatto emergere anni di persecuzioni, risalenti almeno a due anni prima, documentati da materiale digitale e testimonianze.

I due indagati sono stati arrestati e posti ai domiciliari. Il Tribunale di Ravenna, valutata la gravità dei fatti, ha disposto per entrambi il divieto di avvicinamento alle vittime a meno di 500 metri, con applicazione del braccialetto elettronico, uno strumento che consente un monitoraggio costante degli spostamenti.

Il caso ha suscitato forte attenzione nel territorio ravennate, non solo per la violenza degli episodi, ma anche per la modalità ossessiva con cui gli uomini avrebbero agito, utilizzando le tecnologie quotidiane – dai messaggi vocali ai video – come veri e propri strumenti di intimidazione e controllo.

Ancora una volta è il coraggio delle vittime a fare la differenza, rompendo il silenzio e innescando un intervento decisivo delle forze dell’ordine. Un segnale chiaro, ribadiscono i carabinieri: le denunce sono fondamentali, e chi subisce violenza – anche psicologica – non è mai solo.

Le indagini proseguono per verificare se esistano ulteriori elementi a carico degli arrestati o eventuali altre vittime. Intanto, la comunità resta scossa da due storie che, purtroppo, si inseriscono in un quadro più ampio e preoccupante di violenza di genere che continua a colpire trasversalmente il Paese.

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