Gaza allo stremo, l’ONU avverte: “Occorrono almeno 600 camion di aiuti al giorno”
GAZA – La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza raggiunge nuovi livelli di emergenza. Secondo quanto dichiarato dall’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi, sono necessari tra i 500 e i 600 camion di aiuti al giorno per rispondere ai bisogni minimi della popolazione civile. Un obiettivo ancora lontano, che evidenzia la drammatica sproporzione tra necessità sul campo e risposte internazionali.
L’allarme è stato rilanciato via X (ex Twitter), in un messaggio che sintetizza l’urgenza con cui le agenzie umanitarie chiedono un cambio di passo. “Per evitare il collasso completo – si legge – è fondamentale garantire accesso sicuro, regolare e sostenibile a Gaza per i convogli umanitari”. Un appello che suona come un ultimatum: ogni giorno senza interventi concreti aumenta il rischio di fame, malattie e nuove vittime tra i civili.
Una catastrofe umanitaria senza precedenti
A quasi otto mesi dall’escalation del conflitto, le condizioni nella Striscia sono ormai oltre il limite della sopravvivenza. Le scorte alimentari sono ridotte al minimo, gli ospedali operano in condizioni disperate, e migliaia di sfollati vivono ammassati in rifugi di fortuna, spesso senza acqua potabile né elettricità.
Secondo dati dell’ONU, il numero di camion autorizzati a entrare ogni giorno a Gaza resta ben al di sotto del fabbisogno. Nei giorni migliori, si arriva a poco più di 150 convogli. Ma questa cifra rappresenta appena un terzo del minimo necessario. L’accesso agli aiuti è ostacolato da difficoltà logistiche, controlli militari e insicurezza diffusa lungo le rotte di consegna.
UNRWA sotto pressione, tra appelli e accuse
L’UNRWA, già colpita da tagli ai finanziamenti e da accuse politiche da parte di Israele, continua a essere il principale organismo umanitario attivo nella Striscia. Nonostante le difficoltà operative e le crescenti pressioni internazionali, l’agenzia insiste sulla necessità di depoliticizzare gli aiuti: “Il diritto alla vita e alla dignità non può dipendere dalle contingenze diplomatiche. L’accesso umanitario deve essere garantito e protetto da tutte le parti”.
La comunità internazionale chiamata ad agire
Mentre si intensificano gli sforzi diplomatici per trovare una via d’uscita al conflitto, l’emergenza sul campo peggiora di giorno in giorno. Le principali organizzazioni internazionali – dalla Croce Rossa al World Food Programme – chiedono l’apertura di corridoi umanitari stabili e protetti. Senza un cambio immediato nella gestione degli accessi, si teme che il bilancio umanitario diventi “catastrofico e irreversibile”.
La richiesta di 500-600 camion al giorno non è un numero simbolico: è il calcolo minimo per garantire cibo, acqua, medicine e beni di prima necessità a oltre due milioni di persone. “Ogni camion in meno – avverte l’UNRWA – significa vite a rischio, significa bambini che non mangiano, feriti che non ricevono cure, famiglie che restano sotto le macerie del silenzio internazionale”.
Una corsa contro il tempo
In un conflitto dove i numeri raccontano solo una parte della tragedia, l’appello dell’UNRWA è un grido d’allarme che non può restare inascoltato. Gaza è sull’orlo del baratro. E la risposta della comunità internazionale, oggi più che mai, farà la differenza tra il soccorso e l’abbandono.
