6 Ottobre 2026, martedì
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Università, via libera ai nuovi contratti di ricerca: più tutele per i post-doc e accesso ai fondi europei

Approvato in Senato l’emendamento che introduce le figure dell’“incarico post-doc” e dell’“incarico di ricerca”. Sbloccati i finanziamenti Marie Curie per l’Italia. Proposta da Occhiuto e Cattaneo.

Roma – Una svolta attesa nel mondo accademico italiano: la Commissione Istruzione e Ricerca del Senato ha approvato un emendamento che introduce due nuove figure contrattuali per la ricerca universitaria, aprendo a una riforma strutturale del settore. Le due nuove tipologie, denominate “incarico post-doc” e “incarico di ricerca”, puntano a colmare un vuoto normativo e a offrire condizioni più certe e funzionali a chi opera nel campo della ricerca scientifica.

La proposta è frutto dell’impegno congiunto del senatore Mario Occhiuto (Forza Italia) e della senatrice a vita Elena Cattaneo, farmacologa e scienziata, da sempre impegnata nella valorizzazione della ricerca pubblica.

Più accesso ai fondi europei

Il nuovo contratto “post-doc” rappresenta un passo fondamentale anche sul fronte della competitività internazionale. Esso consente infatti ai ricercatori italiani vincitori dei prestigiosi bandi europei Marie Skłodowska-Curie Actions di poter finalmente accedere ai relativi finanziamenti anche nel nostro Paese, che finora si trovava in una situazione di svantaggio rispetto ad altri partner europei a causa dell’assenza di una figura giuridica compatibile.

“Siamo riusciti a sbloccare un nodo che da anni penalizzava i nostri giovani ricercatori e il sistema universitario nel suo complesso”, ha dichiarato la senatrice Cattaneo. “Con queste nuove figure, l’Italia diventa finalmente un Paese pienamente abilitato a ospitare eccellenze scientifiche anche in progetti ad alta competitività internazionale”.

Riconoscimento e stabilità per i ricercatori

L’altra figura contrattuale introdotta, l’“incarico di ricerca”, è pensata per garantire percorsi più lineari e trasparenti all’interno dell’università e degli enti di ricerca pubblici. L’obiettivo è duplice: offrire uno strumento contrattuale adeguato per valorizzare il capitale umano e limitare la precarietà cronica che affligge da anni il comparto.

L’approvazione dell’emendamento è stata accolta con favore dal mondo accademico e scientifico, che da tempo chiedeva una revisione del quadro contrattuale, in linea con gli standard europei.

Una riforma che guarda all’Europa

Il provvedimento rappresenta un passo in avanti nella strategia di allineamento dell’Italia ai parametri europei in materia di ricerca e innovazione. Il Paese, che figura tra i maggiori contributori netti al programma Horizon Europe, potrà ora anche valorizzare pienamente le risorse ottenute attraverso i canali comunitari, rendendo più attrattivo il sistema nazionale per i ricercatori stranieri e incentivando il rientro dei “cervelli in fuga”.

Con l’approvazione di queste due nuove figure, l’università italiana si dota finalmente di strumenti più moderni ed efficaci per sostenere le carriere dei giovani studiosi e contribuire alla competitività del sistema Paese nel campo della conoscenza e della ricerca. Una riforma che si inserisce in un momento cruciale per l’Italia, chiamata a rilanciare la propria centralità nel panorama scientifico globale.

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