6 Ottobre 2026, martedì
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Italia sotto pressione: salari in caduta, famiglie più sole e sanità al limite

Nel quinquennio 2019-2024 il potere d’acquisto dei salari è crollato del 10,5%. Le famiglie si restringono e cresce il rischio povertà. Istat fotografa un Paese in equilibrio precario tra crisi sociale, fragilità demografica e incertezza economica.

Roma – L’Italia del 2024 esce dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat come un Paese segnato da trasformazioni profonde, preoccupazioni economiche crescenti e un tessuto sociale sempre più fragile. Il quadro tracciato dall’Istituto nazionale di statistica mostra una nazione in cui il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali è sceso del 10,5% in cinque anni, le famiglie si fanno sempre più piccole e il 23,1% della popolazione vive a rischio di povertà o esclusione sociale. Un’Italia che, mentre cerca di rialzarsi dopo le crisi degli ultimi anni, appare ancora priva di slancio e appesantita da vecchie fragilità.

Stipendi in frenata: l’effetto inflazione morde i salari

Tra il 2019 e il 2024, le retribuzioni contrattuali hanno perso oltre un decimo del loro valore reale, schiacciate dalla crescita dei prezzi. Più contenuta la perdita del potere d’acquisto sulle retribuzioni lorde di fatto (quelle comprensive di premi e accordi aziendali), ma comunque significativa: -4,4%, contro il -2,6% della Spagna e -1,3% della Germania.

Nel frattempo, la produttività del lavoro nel settore privato ha segnato un calo del 2% solo nel 2024, segnalando un rallentamento strutturale che mette in discussione la capacità del Paese di reggere la competizione internazionale.

Crescita a rilento, con l’incognita del 2025

Le previsioni per il prossimo anno non infondono ottimismo. Secondo l’Istat, il PIL italiano nel 2025 crescerà tra lo 0,4% e lo 0,6%, a seconda delle stime (FMI, Banca d’Italia, MEF), rallentando ulteriormente rispetto allo 0,7% del 2024. A pesare saranno soprattutto le incertezze geopolitiche e l’evoluzione delle politiche commerciali globali.

Famiglie italiane sempre più sole e frammentate

Nel biennio 2023-2024, il 36,2% delle famiglie è composto da persone sole, mentre le coppie con figli scendono al 28,2%. Secondo l’Istat, le cause vanno cercate nella bassa natalità, nell’instabilità coniugale e nel posticipo della genitorialità. Aumentano le famiglie non tradizionali: coppie non sposate, genitori single, famiglie ricostituite. Insieme, questi modelli rappresentano il 41,1% del totale.

Tra gli over 75, quasi il 40% vive da solo, in netta prevalenza donne. Un dato che pone anche interrogativi importanti in termini di welfare, assistenza e inclusione.

Sanità pubblica in affanno: un italiano su dieci rinuncia alle cure

L’accesso ai servizi sanitari è diventato un lusso per molti. Nel 2024, il 9,9% degli italiani ha rinunciato a visite o esami specialistici per difficoltà economiche o per le lunghe liste d’attesa. È un dato in crescita rispetto al 7,5% del 2023 e al 6,3% pre-pandemia.

Nonostante un aumento della spesa sanitaria pubblica – 130,1 miliardi nel 2024 contro i 123,8 del 2023 – le difficoltà di accesso restano un’emergenza quotidiana per milioni di cittadini.

Il peso della povertà e il divario generazionale

Nel complesso, quasi un italiano su quattro (23,1%) vive in condizioni di rischio povertà o esclusione sociale, una percentuale che tocca il 39,8% nel Mezzogiorno. L’indicatore comprende chi ha un reddito molto basso, vive in gravi condizioni di deprivazione o in famiglie con scarsa intensità lavorativa.

Tra i giovani sotto i 35 anni, la situazione è ancora più critica: la quota di chi è a rischio passa dal 28,4% al 30,5%. Un dato che riflette un mercato del lavoro precario, salari bassi e la difficoltà di costruire un futuro stabile.

Conti pubblici migliorano, ma pesa il debito

Sul fronte dei conti pubblici, l’Istat segnala un “netto miglioramento” con l’indebitamento netto sceso dal 7,2% al 3,4% del PIL. Tuttavia, il debito pubblico continua a pesare, salendo al 135,3% del PIL, seppur in modo più contenuto rispetto alle stime europee grazie alla crescita della spesa per interessi più contenuta e a un PIL inferiore alle attese.


Il rapporto annuale dell’Istat è molto più di una fotografia: è una radiografia di un Paese che vive in uno stato di transizione permanente. Dove il disagio economico si intreccia con la trasformazione sociale, e dove il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano le fasce più giovani e vulnerabili. Serve una risposta politica e istituzionale all’altezza delle sfide. Perché l’Italia, oggi, non può permettersi né di perdere il proprio capitale umano, né di lasciare indietro chi già fatica a tenere il passo.

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