6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaEconomiaAppalti pubblici, allarme Anac: “Troppi affidamenti diretti, rischio opacità e conflitti d’interesse”

Appalti pubblici, allarme Anac: “Troppi affidamenti diretti, rischio opacità e conflitti d’interesse”

La relazione 2024 dell’Autorità Anticorruzione denuncia l'abuso delle soglie per l’affidamento senza gara. Busia: “Amministratori onesti sotto pressione, troppe scorciatoie nel sistema degli appalti”

Appalti pubblici, l’Anac suona l’allarme: “Il 98% delle forniture assegnato senza gara”

Nel 2024 il sistema degli appalti pubblici italiani ha toccato un valore complessivo di 271,8 miliardi di euro, ma dietro questi numeri si cela un dato che preoccupa profondamente l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac). Il 98% degli affidamenti per servizi e forniture è avvenuto tramite procedure dirette, ovvero senza un confronto competitivo tra operatori economici. A denunciarlo è il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, nella relazione annuale presentata al Parlamento.

“Soprattutto tra i 135mila e i 140mila euro, appena sotto la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di gara, si registra un preoccupante addensamento di affidamenti diretti – sottolinea Busia –. È un fenomeno più che triplicato rispetto al 2021, quando il limite era fissato a 75mila euro. Questo trend indica chiaramente una forzatura sistematica delle regole”.

Affidamenti frazionati e opacità: un sistema che elude la concorrenza

Il presidente dell’Anac ha puntato il dito anche contro le prassi elusive adottate da molte stazioni appaltanti: “Registriamo numerosi casi di frazionamento artificioso degli appalti, spesso mirati a mantenere le gare sotto soglia e aggirare così l’obbligo di qualificazione delle stazioni appaltanti. In questo modo si indeboliscono le garanzie di trasparenza e legalità”.

Tutto ciò genera un terreno fertile per le pressioni indebite sugli amministratori pubblici, ha avvertito Busia: “Soprattutto negli enti locali più piccoli, dove gli strumenti di controllo sono limitati, anche gli amministratori più corretti rischiano di essere lasciati soli. Sotto soglia, infatti, viene meno anche l’obbligo di confronto tra più operatori, privando gli onesti di un appiglio normativo per opporsi”.

Crollano i lavori pubblici, corrono i farmaci

Nel dettaglio, il 2024 ha visto una flessione del 4,1% del mercato degli appalti rispetto al 2023 e del 7,3% rispetto al 2022. Un calo dovuto in larga parte alla contrazione del comparto dei lavori pubblici, che ha registrato una riduzione del 38,9%.

A fronte di questo calo, si segnala però un forte aumento negli acquisti di prodotti farmaceutici, con un balzo del +37,2% rispetto all’anno precedente. Un comparto che ha superato i 40 miliardi di euro in valore, evidenziando la crescente centralità del settore sanitario nella spesa pubblica.

Conflitti d’interesse e rischio di deriva etica

Busia ha poi acceso i riflettori su un’altra criticità che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni: i conflitti di interesse. “Sono ancora troppi, piccoli e grandi, ma tutti capaci di minare la credibilità dello Stato – ha dichiarato –. L’abolizione del reato di abuso d’ufficio avrebbe dovuto essere compensata da un rafforzamento delle tutele amministrative. Così non è stato. Anzi, con il nuovo Codice dei contratti pubblici, il presidio amministrativo contro i conflitti si è indebolito ulteriormente”.

Pnrr, spesa lenta e orizzonte incerto

Anche sul fronte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), l’Anac ha espresso forti preoccupazioni. Nonostante l’accelerazione degli ultimi mesi, la spesa effettiva in alcuni settori resta sotto il 30% delle risorse disponibili, secondo dati della Corte dei Conti. Un ritardo che rischia di compromettere il rispetto delle scadenze europee.

“La scadenza del Pnrr incombe – ha osservato Busia –. Dobbiamo prepararci a un’inevitabile contrazione nell’avvio di nuove procedure. Il 2024, con i suoi oltre 270 miliardi di euro in appalti, mostra già segnali di rallentamento che non possiamo ignorare”.

L’appello finale: “Servono regole chiare e controlli efficaci”

La relazione dell’Anac si chiude con un appello chiaro: trasparenza, concorrenza e integrità devono tornare al centro delle politiche pubbliche. “Senza regole chiare e controlli efficaci, si rischia non solo la dissipazione delle risorse pubbliche, ma anche una pericolosa disaffezione dei cittadini verso lo Stato e le sue istituzioni”, ha concluso Busia.

Una denuncia forte, che arriva in un momento cruciale per l’economia e la governance pubblica del Paese, chiamato a dimostrare all’Europa – e ai propri cittadini – di saper coniugare efficienza e legalità.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti