3 Ottobre 2026, sabato
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Meloni: “L’Albania è europea come l’Italia”. A Tirana, la premier rilancia il progetto di un’Europa allargata

Dal vertice della Comunità Politica Europea, l’appello all’inclusione dei Balcani occidentali. Ma dietro l'enfasi sull’unità del continente, emergono anche precise strategie politiche e di posizionamento personale

Tirana – “L’Albania è ovviamente europea, come l’Italia, la Serbia, la Norvegia. L’Unione Europea è la casa in cui realizzare quella che mi piace chiamare riunificazione europea”. Con questo passaggio chiave, Giorgia Meloni ha marcato con decisione il suo intervento alla sessione plenaria del vertice della Comunità Politica Europea, tenutosi a Tirana, capitale di un Paese candidato all’adesione all’Ue ormai da tempo.

Nel suo discorso, la premier ha insistito su un’immagine potente e accessibile: “Siamo come le dita di una mano, diverse ma unite”. Una metafora che vuole superare la distinzione tra Stati membri e non membri, ponendo al centro un’idea di Europa fondata non soltanto su trattati e procedure, ma su una comunanza di valori, storia e destino.

Il summit ha riunito oltre quaranta leader da tutto il continente, offrendo una piattaforma strategica per discutere dell’integrazione europea in chiave geopolitica. E proprio in questa chiave Meloni ha spinto per una nuova visione del processo di allargamento, che non sia più vissuto come una concessione dall’alto ma come un atto necessario di stabilizzazione e consolidamento dell’area euro-atlantica, soprattutto nei confronti dei Balcani occidentali.

Un’Europa unita, ma secondo un’agenda nazionale
Dietro la retorica della riunificazione europea, tuttavia, si intravedono con chiarezza anche gli interessi politici della premier. Da un lato, Meloni consolida il ruolo dell’Italia come attore centrale nei Balcani, una regione da sempre al centro delle attenzioni strategiche italiane, anche per questioni migratorie ed energetiche. Dall’altro, parla a un’Europa in trasformazione, dove Roma cerca di guadagnare peso politico reale, anche in vista del rinnovo delle istituzioni europee.

Il sostegno all’Albania e ai Paesi candidati, pur genuino nei toni, rappresenta anche un’occasione per la premier di rafforzare la sua immagine di leader pragmatica e autonoma, capace di coniugare interesse nazionale e visione continentale.

Meloni, infatti, sa bene che l’Italia – con la sua posizione geopolitica e le sue pressanti esigenze in termini di sicurezza e controllo dei flussi – ha tutto da guadagnare da un’Ue che includa stabilmente i Balcani, prevenendo fragilità che rischiano di riversarsi proprio sulle coste italiane.

Una strategia che guarda anche all’Europa che verrà
In prospettiva, la sua dichiarazione a Tirana si inserisce in una campagna più ampia di posizionamento in vista del voto europeo del 2024 e dei futuri equilibri a Bruxelles. Meloni punta a rafforzare il profilo internazionale di Fratelli d’Italia, presentandosi non come una figura marginale dell’ultradestra, ma come una leader affidabile, influente e dotata di visione.

In sintesi, l’elogio dell’“Europa delle cinque dita” non è solo un richiamo ideale: è parte di un disegno politico chiaro. Un’Europa più grande, sì, ma anche più funzionale agli interessi italiani. E, naturalmente, a quelli di una premier che vuole sedersi con pieno diritto al tavolo dei grandi.

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