9 Agosto 2026, domenica
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Gaza, l’infanzia sotto le bombe: “Nessun luogo è sicuro”

Unicef denuncia l’ennesima strage di bambini in due giorni. Catherine Russell: “Più di un milione a rischio fame. Il mondo resta in silenzio”

In appena 48 ore, oltre 45 bambini sono stati uccisi nei bombardamenti che continuano a martoriare la Striscia di Gaza. Una tragedia che si consuma nel silenzio assordante della comunità internazionale e che colpisce i più indifesi, i più vulnerabili. A lanciare l’allarme, con parole durissime, è la direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell, che in un accorato messaggio diffuso sui social ha dichiarato:

“Questo dovrebbe sconvolgere il mondo, ma viene accolto con indifferenza. A Gaza nessun luogo è sicuro per i bambini. Questo orrore deve finire”.

Un grido di dolore che fotografa una realtà drammatica: in un contesto in cui le strutture civili, comprese scuole e ospedali, vengono colpite e distrutte, non esiste rifugio che possa garantire protezione ai minori.

L’Unicef denuncia anche una crisi umanitaria che si aggrava di ora in ora. Oltre un milione di bambini, secondo l’organizzazione, è a rischio malnutrizione acuta:

“Sono privati di cibo, acqua e medicine – ha aggiunto Russell – Tutte le parti in conflitto devono rispettare il diritto internazionale umanitario”.

Un appello che riecheggia tra le macerie di un conflitto che sembra non conoscere limiti, né pietà. L’agenzia delle Nazioni Unite ricorda che il diritto internazionale impone la protezione dei civili e in particolare dei bambini, che non devono mai essere considerati bersagli né danni collaterali.

Intanto, a Gaza, la situazione peggiora: le scorte alimentari si esauriscono, le strutture sanitarie sono al collasso e i convogli umanitari faticano a entrare. Le immagini che giungono dalla Striscia raccontano di madri che stringono al petto i corpi senza vita dei propri figli, di bambini feriti e spaventati, di ospedali trasformati in teatri di disperazione.

La comunità internazionale continua a invocare tregue temporanee, ma senza un’effettiva pressione diplomatica e senza l’impegno concreto per la protezione dei civili, gli appelli rischiano di restare parole vuote.

Catherine Russell, da parte sua, chiede ciò che dovrebbe essere scontato in ogni conflitto: il rispetto delle Convenzioni di Ginevra, l’accesso umanitario immediato e il primato della vita umana. Perché, come ribadisce l’Unicef, “nessun bambino dovrebbe vivere o morire in questo modo”.

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