6 Ottobre 2026, martedì
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Russia-Ucraina, spiragli a Istanbul: Mosca apre a compromessi, Kiev chiede sanzioni se non c’è tregua

Il capo della delegazione russa rilancia i negoziati sul modello del 2022. Zelensky avverte: "Senza cessate il fuoco, servono nuove pressioni economiche su Mosca"

ISTANBUL / KIEV – Dopo mesi di stallo e tensioni crescenti sul campo di battaglia, torna un segnale di apertura dalla diplomazia. Mosca si dice pronta a riprendere i colloqui diretti con Kiev, riaprendo la porta a possibili compromessi. A dichiararlo è Vladimir Medinsky, capo della delegazione russa ai precedenti negoziati tenutisi a Istanbul nel 2022, che ha ribadito la disponibilità della Russia a discutere su basi concrete e a riesaminare il formato turco dei colloqui.

“Siamo pronti a discutere e a riprendere il corso dei negoziati di Istanbul, pronti a possibili compromessi”, ha dichiarato Medinsky, come riportato dall’agenzia russa Tass. L’annuncio arriva in un momento in cui la comunità internazionale, preoccupata dall’escalation militare e dalle conseguenze globali del conflitto, cerca di rilanciare ogni possibile iniziativa di dialogo.

Zelensky: “Serve un cessate il fuoco o nuove sanzioni alla Russia”

La risposta da Kiev non si è fatta attendere. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo in conferenza stampa, ha sottolineato che qualsiasi trattativa senza un vero cessate il fuoco non potrà portare alla fine della guerra. Secondo il leader ucraino, Mosca non avrebbe alcuna intenzione concreta di fermare le ostilità, e questo dimostrerebbe l’insufficienza delle attuali pressioni internazionali.

“La Russia non ritiene di dover porre fine alla guerra, il che significa che non c’è sufficiente pressione politica, economica e diplomatica su di essa”, ha affermato Zelensky. E ha aggiunto: “Se non ci sarà un cessate il fuoco e se non arriveranno decisioni serie al tavolo, chiederemo l’applicazione di nuove sanzioni appropriate”.

Il contesto: segnali di stanchezza e spinta diplomatica

Le parole di Medinsky riaccendono l’attenzione sul format di Istanbul, l’ultima piattaforma che – nella primavera del 2022 – sembrava poter avvicinare le parti a una bozza di intesa, poi naufragata. A distanza di due anni, con una guerra logorante in corso e con l’opinione pubblica internazionale sempre più sensibile al peso umanitario ed economico del conflitto, la diplomazia tenta un nuovo approccio.

I margini per una soluzione negoziata restano tuttavia stretti. La posizione ucraina è chiara: nessuna concessione territoriale e pieno rispetto della sovranità nazionale. Mosca, dal canto suo, mira a congelare il conflitto mantenendo il controllo sui territori occupati.

Una finestra fragile ma aperta

L’annuncio russo non equivale a un cambio di rotta, ma rappresenta una finestra, fragile ma significativa, in un conflitto che finora ha lasciato poco spazio alla mediazione. La comunità internazionale, a partire dalla Turchia che aveva ospitato i primi colloqui, potrebbe ora giocare un ruolo chiave nel facilitare un riavvicinamento, almeno sul piano umanitario e della sicurezza.

Resta da vedere se l’apertura di Mosca sarà seguita da atti concreti e se la comunità internazionale sarà pronta a far pesare il bastone delle sanzioni in assenza di un percorso credibile verso la pace. Intanto, il messaggio da Kiev è chiaro: senza fatti, nessun dialogo potrà davvero decollare.

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