11 Giugno 2026, giovedì
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Violenze al centro per disabili: tre condanne a Roma, un’assoluzione

Operatori sociosanitari sotto accusa per torture e maltrattamenti al Cem. Il gup infligge pene fino a 3 anni e 4 mesi. Un imputato assolto: “Non ha commesso il fatto”

ROMA — Si è concluso con tre condanne e un’assoluzione il processo, celebrato con rito abbreviato, a carico di quattro operatori sociosanitari accusati di gravi violenze su pazienti disabili ospitati nel Cem, il Centro di Educazione Motoria della Capitale. I fatti risalgono al luglio del 2024, quando un’inchiesta condotta dai carabinieri portò all’arresto degli imputati con accuse pesantissime: torture e maltrattamenti reiterati nei confronti di soggetti affetti da gravi deficit psicofisici, completamente incapaci di difendersi.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura di Roma, gli episodi contestati riguardano comportamenti sistematici di violenza fisica e psicologica: schiaffi, spinte, insulti, minacce, ma anche omissioni nell’assistenza e atteggiamenti vessatori. Un quadro agghiacciante che ha spinto l’autorità giudiziaria ad agire con la massima urgenza, anche grazie al supporto di intercettazioni ambientali e testimonianze raccolte nel corso delle indagini.

Il gup ha emesso condanne che variano dai 2 anni e 4 mesi fino a 3 anni e 4 mesi di reclusione, riconoscendo la responsabilità penale di tre imputati. Uno degli operatori, invece, è stato assolto con la formula piena “per non avere commesso il fatto”, in quanto ritenuto estraneo alle condotte contestate.

Il caso aveva destato profonda indignazione nell’opinione pubblica, anche per la particolare vulnerabilità delle vittime. Il Cem, struttura pubblica specializzata nella riabilitazione di pazienti con disabilità complesse, è da anni un punto di riferimento nel settore, e la notizia delle violenze al suo interno ha generato sgomento e richieste di controlli più stringenti sul personale.

«Siamo di fronte a una vicenda che ha scosso profondamente la nostra comunità», ha dichiarato un portavoce delle famiglie coinvolte. «La speranza è che simili episodi non si ripetano mai più e che il sistema sia riformato per garantire maggiore tutela ai più fragili».

I legali dei condannati, intanto, valutano il ricorso in appello, mentre l’assolto si dice sollevato ma amareggiato per essere stato coinvolto in un’inchiesta tanto delicata. La Procura ha fatto sapere che continuerà a monitorare attentamente il settore dell’assistenza sociosanitaria, per prevenire ulteriori abusi.

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