6 Ottobre 2026, martedì
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Violenza sessuale al Concerto del Primo Maggio: rimpatriati i tre arrestati

Provvedimento immediato dopo i fatti di Roma: i tre giovani stranieri erano entrati in Italia con un permesso di studio. Il Viminale: "Intervento deciso su richiesta del ministro Piantedosi"

Espulsione immediata per i tre accusati: chiusa l’istruttoria, annullati i percorsi di regolarizzazione

ROMA — Sono stati rimpatriati i tre giovani cittadini stranieri arrestati per violenza sessuale di gruppo durante il concerto del Primo Maggio a Roma. Lo rende noto il Ministero dell’Interno, sottolineando che la misura di espulsione era stata disposta “su richiesta del ministro Matteo Piantedosi, nell’immediatezza dell’accaduto”.

I fatti risalgono al giorno della manifestazione, quando – tra la folla radunata in piazza San Giovanni – la pronta reazione delle forze dell’ordine e la denuncia tempestiva della vittima avevano consentito l’identificazione e l’arresto dei tre sospettati, nonostante il contesto particolarmente affollato e caotico.

Immediatamente dopo il fermo, l’Ufficio immigrazione ha avviato le verifiche sullo status dei tre giovani, che risultavano presenti sul territorio nazionale con una richiesta di permesso di soggiorno per motivi di studio. In seguito agli accertamenti, è stato disposto l’annullamento dei rispettivi percorsi di regolarizzazione.

Il questore ha quindi emesso un provvedimento di trattenimento presso un Centro per il rimpatrio (Cpr), successivamente convalidato dal giudice competente. Nel pomeriggio di oggi – al termine dell’istruttoria accelerata – è stata eseguita l’espulsione con procedura immediata e i tre sono stati rimpatriati nei Paesi d’origine.

Il Viminale ha rimarcato il valore della tempestività operativa, segno di una “ferma risposta dello Stato a tutela della sicurezza e del rispetto della dignità delle persone”.

L’episodio ha scosso l’opinione pubblica e acceso un nuovo dibattito sulla gestione dei flussi migratori, con particolare attenzione alle modalità di ingresso e permanenza in Italia per motivi di studio. Sullo sfondo, la volontà del governo di rafforzare i controlli e intervenire con decisione nei casi di reati gravi commessi da cittadini stranieri.

Il caso resta aperto sotto il profilo giudiziario, ma intanto, sul piano amministrativo, la risposta è già arrivata: ferma, rapida e definitiva.

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