14 Ottobre 2026, mercoledì
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Piacenza, incubo in corsia: primario accusato di violenze su dottoresse e infermiere

Arrestato ai domiciliari un medico dell’Ospedale Civile: 32 gli episodi documentati in 45 giorni. Clima di omertà e paura nel reparto.

L’orrore nascosto dietro una porta chiusa a chiave. A Piacenza, un noto primario dell’Ospedale Civile è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata e atti persecutori nei confronti di colleghe – dottoresse e infermiere – che lavoravano con lui. La misura cautelare è scattata dopo un’inchiesta complessa e delicata, durata oltre un mese e mezzo, che ha portato alla luce un quadro inquietante: almeno 32 episodi di abusi, documentati grazie a intercettazioni ambientali e immagini raccolte durante 45 giorni di monitoraggio continuo.

Il medico, secondo quanto riferito dalla polizia, avrebbe agito con sistematicità, approfittando del proprio ruolo per molestare quasi ogni donna che si recava da sola nel suo ufficio. Le immagini lo inchiodano mentre compie atti sessuali non richiesti, a volte persino violenti, ai danni delle sue collaboratrici. In più di un’occasione, il suo comportamento sarebbe stato interrotto solo per via dell’arrivo improvviso di colleghi.

Le indagini sono partite dalla denuncia coraggiosa di una giovane dottoressa, che ha raccontato un episodio di aggressione avvenuto all’interno dello studio del primario: chiamata a discutere di ferie, sarebbe stata chiusa dentro, spinta contro un mobile e costretta a subire atti sessuali. Solo il provvidenziale bussare di un altro medico alla porta avrebbe posto fine alla violenza. La donna ha denunciato l’accaduto sia alla Direzione Sanitaria dell’Ausl sia alla Questura, dando il via a un’indagine che ha sollevato il velo su un ambiente professionale contaminato dalla paura e dalla complicità silenziosa.

Durante l’inchiesta, gli investigatori si sono scontrati con un “muro di omertà” nel reparto. Molte vittime, sebbene identificate, sono rimaste inizialmente reticenti, per timore di ripercussioni lavorative o personali. Una seconda dottoressa, convocata in Questura, ha trovato il coraggio di raccontare le violenze subite, ma ha ritirato la denuncia il giorno dopo, sopraffatta dalla paura.

Nel corso delle indagini sono emersi anche episodi di rapporti sessuali apparentemente consenzienti tra il primario e alcune operatrici sanitarie, consumati durante l’orario di servizio, all’interno del suo ufficio. Tuttavia, secondo gli inquirenti, nella maggior parte dei casi si è trattato di coercizioni, sopraffazioni psicologiche e vere e proprie violenze. In uno dei casi più agghiaccianti, l’uomo avrebbe convocato una collega con cui aveva una relazione sessuale per “sfogarsi” dopo aver appena molestato un’altra donna.

Dai verbali dell’indagine emerge inoltre un clima tossico e collusivo all’interno del reparto: le condotte del primario, lungi dall’essere un segreto, erano conosciute da molti. Alcuni colleghi uomini – secondo gli inquirenti – non solo tacevano, ma alimentavano il degrado con battute e persino suggerimenti su “cosa fare” alle colleghe.

La Procura di Piacenza sta continuando a raccogliere testimonianze e prove. È probabile che nei prossimi giorni emergano nuove vittime e ulteriori elementi. L’Azienda Sanitaria Locale, intanto, ha annunciato l’apertura di un’indagine interna e la sospensione immediata del professionista.

Un’inchiesta che squarcia il velo su una realtà sommersa fatta di abusi sistematici, connivenze e silenzi colpevoli. E che pone interrogativi urgenti sull’effettiva capacità delle strutture sanitarie di proteggere chi lavora e vive in esse, specialmente quando il carnefice indossa il camice bianco del potere.

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