6 Ottobre 2026, martedì
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Lavoro mortale: tre operai uccisi in 24 ore da cadute, macchinari e scariche elettriche

Dalla Campania al Veneto, passando per il Lazio: una nuova strage silenziosa riaccende l’allarme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le vittime salgono a 205 solo nei primi tre mesi del 2024.

Tre uomini, tre lavoratori, tre vite spezzate in appena ventiquattro ore. È l’ennesimo tributo di sangue versato sui luoghi di lavoro in Italia, una tragedia quotidiana che si consuma nell’indifferenza generale. Le vittime, questa volta, arrivano dal Veneto, dalla Campania e dal Lazio: infortuni diversi, un unico drammatico risultato.

A Brendola, in provincia di Vicenza, la giornata si è aperta con un terribile incidente all’interno di uno stabilimento metalmeccanico. Raffaele Galano, 58 anni, esperto operaio originario del capoluogo veneto, è morto dopo essere stato risucchiato da un macchinario in movimento. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe perso l’equilibrio — forse a causa di un malore — e sarebbe caduto vicino all’impianto, che lo ha afferrato senza lasciargli scampo. I colleghi hanno dato immediatamente l’allarme e attivato le procedure di emergenza, ma ogni tentativo di rianimazione da parte del 118 si è rivelato inutile.

A Frattamaggiore, nel Napoletano, un altro operaio è morto cadendo da un’impalcatura mentre era impegnato nei lavori di ristrutturazione della facciata di un edificio, all’interno di un cortile privato. Anche in questo caso, i soccorsi sono stati tempestivi, ma le ferite riportate nella caduta si sono rivelate fatali: l’uomo è deceduto poco dopo il ricovero in ospedale.

Il terzo tragico episodio è avvenuto nel Lazio, in provincia di Frosinone, ai confini con il territorio romano. A Paliano, in un impianto fotovoltaico, un operaio di 47 anni è stato folgorato da una scarica elettrica mentre eseguiva interventi di manutenzione e sostituzione di pannelli solari. Nemmeno qui i soccorsi del 118 sono riusciti a salvargli la vita.

Tre morti in un solo giorno, che si sommano a una lunga scia di lutti che non accenna a interrompersi. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inail, nei primi tre mesi del 2024 sono già state denunciate 205 morti sul lavoro, con un incremento dell’8,37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Numeri che fanno male, ma che troppo spesso restano inascoltati. Dietro ogni statistica ci sono famiglie distrutte, colleghi sotto shock, comunità che perdono un pezzo del proprio tessuto umano e sociale. La cosiddetta “sicurezza sul lavoro” resta, per troppi, una promessa disattesa.

In attesa dell’ennesimo tavolo, dell’ennesima riforma, l’unica certezza è che il lavoro, in Italia, continua ad uccidere.

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