Ramelli, mezzo secolo dopo: il ricordo che interroga la coscienza di un Paese
Cinquant’anni dopo la brutale uccisione di Sergio Ramelli, studente e militante del Fronte della Gioventù, la politica italiana si raccoglie nel ricordo di una tragedia che ancora oggi interroga la coscienza nazionale. Ramelli fu vittima di un agguato politico il 13 marzo 1975 e morì dopo settimane di agonia, a soli 18 anni. Un episodio simbolo degli “anni di piombo”, di un’Italia dilaniata dalla violenza ideologica.
In occasione dell’anniversario, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un videomessaggio alla cerimonia organizzata a Palazzo Lombardia, definendo la dedica di un francobollo commemorativo “un gesto per noi molto più che simbolico”. “La vicenda e la morte di Ramelli – ha dichiarato – sono parte della storia d’Italia con cui tutti, a destra e a sinistra, devono fare i conti. Oggi quella memoria inizia a essere più condivisa, nel tentativo di ricucire una ferita profonda che deve unire tutte le vittime innocenti dell’odio politico”.
Meloni ha sottolineato il valore del coraggio di Ramelli, che scelse di esprimere le proprie idee “senza odio, arroganza o intolleranza”, nonostante il clima ostile del tempo. “Essere liberi allora richiedeva un’enorme dose di coraggio, spesso al limite dell’incoscienza. Sergio amava l’Italia più di ogni altra cosa e non lo teneva per sé”.
Santanchè: “Una via a suo nome sarebbe un atto di pacificazione”
Presente all’evento anche la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, che ha rilanciato la proposta di intitolare una via o una piazza di Milano a Ramelli: “Sarebbe una cosa giusta, un gesto che superi l’odio e riconosca il coraggio delle idee, anche quando non si condividono. Nessuno dovrebbe morire per ciò in cui crede”.
Santanchè ha espresso dispiacere per le contestazioni contro alcune iniziative commemorative, invitando a “studiare quella fase storica segnata da odio e sangue, per evitare che si ripeta”. Ha inoltre condannato con fermezza i saluti romani visti in alcune manifestazioni della destra radicale: “Non ci appartengono, non rappresentano Fratelli d’Italia. Sono comportamenti sbagliati che ostacolano ogni tentativo di riconciliazione”.
La Russa: “Ramelli, Fausto e Iaio: vittime da ricordare insieme”
A intervenire anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha definito il ricordo di Ramelli “sempre più condiviso, e questo è un bene”. “Sergio è il simbolo di quanto sia sbagliata la contrapposizione violenta. Lo associo sempre a Fausto e Iaio, due ragazzi di sinistra uccisi brutalmente: anche per loro non è mai stata fatta giustizia. Le loro storie ci insegnano che la violenza politica colpisce allo stesso modo, senza guardare l’ideologia”.
Un messaggio chiaro: il sacrificio di giovani vite, di qualunque orientamento, va sottratto alla strumentalizzazione e riconosciuto per ciò che è stato – il prodotto avvelenato di un clima di odio.
Una memoria che deve unire, non dividere
L’anniversario della morte di Ramelli diventa quindi occasione per riflettere, a mezzo secolo di distanza, su un periodo oscuro della Repubblica. La sua vicenda, ancora oggi al centro di polemiche e tensioni, può rappresentare invece un punto di partenza per una memoria finalmente condivisa, che accomuni tutte le vittime dell’estremismo, a destra come a sinistra.
Una memoria da coltivare nel rispetto, nella verità storica e nella consapevolezza che la violenza politica, qualunque sia il volto che assume, lascia solo dolore.
