All’alba, Roma era già sveglia. Non quella frenetica dei clacson e delle giacche in corsa, ma una città sospesa, raccolta in un silenzio che parlava più di mille parole. Nelle strade che conducono a San Pietro, si camminava piano, quasi in punta di piedi, come si fa quando si entra in una stanza dove qualcuno dorme per sempre.
Il cielo sopra la cupola di Michelangelo sembrava trattenere il respiro, mentre da ogni angolo del mondo arrivavano pellegrini, bandiere, sguardi e lacrime. Alle prime luci, Piazza San Pietro era già piena fino all’ultimo centimetro. La Questura ha contato almeno 140mila fedeli, ma i numeri in questi momenti non bastano a raccontare la verità: l’emozione era infinita.
Alle 10 in punto, quando le campane hanno cominciato a suonare, il cuore della Chiesa si è stretto attorno alla figura di Papa Francesco, il pastore mite, l’uomo venuto “dalla fine del mondo” che ha cambiato il volto della cristianità con il linguaggio semplice del Vangelo.
A presiedere il rito, il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio. Attorno a lui, 980 tra cardinali, vescovi e sacerdoti, accompagnati da 200 ministri della comunione. Sulla destra del sagrato, dove la statua di San Pietro guarda l’umanità con occhi eterni, oltre 4mila presbiteri hanno trovato posto, uniti in una preghiera che saliva come un canto antico.
La sicurezza, imponente ma discreta, ha coinvolto oltre 4mila tra agenti e volontari della Protezione civile. In mezzo alla folla, occhi lucidi e mani giunte. Tra i presenti, almeno 160 delegazioni di capi di Stato e di governo: un’umanità intera, quella a cui Francesco ha parlato senza mai alzare la voce. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è giunto a Roma per rendere omaggio.
Poi, il momento più toccante: l’ultimo viaggio terreno del Pontefice. Il corpo di Francesco verrà accompagnato fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore a bordo di una papamobile speciale. Non una qualsiasi: è quella utilizzata durante uno dei suoi viaggi in Oriente, ora trasformata in carro silenzioso per l’eternità. Un simbolo perfetto per un Papa che non ha mai smesso di camminare tra le periferie del mondo.
In questa mattina sospesa, Roma si è fatta Chiesa universale. Non ci sono solo funerali oggi: c’è un popolo che dice grazie. C’è una storia che si chiude con dolcezza. E c’è un uomo, chiamato Francesco, che parte per l’ultimo viaggio con lo stesso spirito con cui è arrivato: in semplicità, senza orpelli, con il cuore aperto.
