6 Ottobre 2026, martedì
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Appendino e Misiani contro Meloni: “Il governo ignora chi non arriva a fine mese e naviga a vista”

Chiara Appendino (M5S) e Antonio Misiani (PD) attaccano frontalmente il governo: mancano visione strategica, risposte concrete al caro vita e attenzione per chi vive nella precarietà. Il DEF? “Occasione mancata, l’Italia ha bisogno di molto di più”.

Un’accusa a due voci, compatta e senza sconti. Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle e Antonio Misiani del Partito Democratico uniscono le forze – pur da fronti politici diversi – per lanciare un duro atto d’accusa contro il governo Meloni. Al centro delle critiche, la distanza crescente tra la narrazione ottimistica di Palazzo Chigi e la realtà di milioni di italiani alle prese con salari bassi, inflazione e incertezze.

L’occasione è il Documento di Economia e Finanza (DEF), che secondo entrambi i parlamentari fallisce nel suo obiettivo principale: tracciare una rotta chiara per il futuro economico e sociale del Paese.

Appendino: “Lucia è l’Italia reale, ma il governo guarda altrove”

Chiara Appendino porta all’attenzione pubblica la storia emblematica di Lucia, operaia, madre di tre figli, che ogni mese deve fare i conti con uno stipendio fermo a 1.500 euro, genitori anziani a carico e spese che aumentano a ritmi insostenibili.
“Lucia lavora, lotta, si sacrifica. Ma nonostante tutto, non ce la fa”, racconta l’ex sindaca di Torino. “La pensione dei suoi genitori va via in medicine, i trasporti sono aumentati, non può permettersi una baby-sitter né le vacanze estive per i figli.”

Appendino denuncia lo scollamento totale tra il racconto del governo e la realtà quotidiana di milioni di italiani:
“Meloni si mostra in TV dicendo che occupazione e salari crescono. Ma cosa dovrebbe pensare Lucia, quando sa che i suoi genitori hanno ricevuto un aumento di 1,80 euro al mese, mentre ministri e sottosegretari si alzano lo stipendio di migliaia di euro?”

L’impegno del Movimento 5 Stelle, spiega, continuerà a concentrarsi “davanti ai cancelli delle aziende in crisi, al fianco dei lavoratori dimenticati. Non smetteremo di lottare per il salario minimo, contro la precarietà, per un lavoro dignitoso. Anche per Lucia.”

Misiani: “Il DEF è senz’anima, il governo naviga senza bussola”

Accanto al grido sociale di Appendino, si alza la voce di Antonio Misiani, senatore PD ed ex viceministro dell’Economia, che attacca duramente il Documento di Economia e Finanza appena presentato dal governo:
“Un DEF senza visione, senz’anima, che fotografa il presente senza immaginare il futuro. In un momento di grandi trasformazioni globali, ci aspettavamo un quadro strategico, non un elenco di numeri.”

Per Misiani, il problema è strutturale:
“Meloni e Giorgetti si limitano a fare i contabili, quando invece servirebbe un grande progetto industriale e tecnologico per rendere il Paese competitivo, resiliente, capace di affrontare le sfide globali. Parliamo di libero scambio, autonomia produttiva, transizione energetica: temi assenti o trattati in modo superficiale.”

Il senatore dem mette in guardia dai rischi di un governo che “procede a vista in un momento storico che richiede invece direzione e coraggio”, e sottolinea come l’assenza di risposte concrete stia acuendo le disuguaglianze e il disagio sociale:
“Le persone sono esauste, ma il governo sembra non accorgersene. E intanto il tempo scorre, e l’Italia perde terreno”.

Due voci, un messaggio comune: l’urgenza di un cambio di rotta

La denuncia di Appendino e Misiani, pur provenendo da esperienze e visioni politiche diverse, converge in un punto fondamentale: il governo Meloni sta ignorando il disagio reale del Paese, inseguendo narrazioni rassicuranti che non corrispondono al vissuto quotidiano della maggioranza degli italiani.

Entrambi invocano un cambio di paradigma, che metta al centro il lavoro dignitoso, la giustizia sociale e una vera strategia economica per il futuro.

Dietro le sigle politiche, il messaggio è chiaro: senza risposte concrete e senza visione, la distanza tra governo e cittadini continuerà a crescere. E con essa, anche la rabbia silenziosa di chi, come Lucia, si sente abbandonato.

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