Un nuovo e preoccupante studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia lancia un allarme sulla situazione dei ghiacciai delle Dolomiti, ormai giunti oltre il punto di non ritorno. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista The Cryosphere, i ghiacciai non sono più in grado di accumulare neve, essendo ormai al di sotto della “linea di equilibrio glaciale”, la soglia che consente loro di rifornirsi naturalmente di neve durante l’inverno.
Andrea Securo, dell’Università Ca’ Foscari e dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, che ha coordinato lo studio, spiega che questi ghiacciai non sono più in equilibrio con il clima attuale. “Senza un’innevamento significativo e costante, non ci sono più zone di accumulo per rifornirsi. Salvo eventi particolarmente nevosi, non c’è più alcuna possibilità di recupero”, afferma Securo.
Il dato più allarmante è che, a meno di interventi drasticamente efficaci contro il riscaldamento globale, questi ghiacciai sono destinati a scomparire nel giro di qualche decennio. Il processo di scioglimento accelerato, dovuto all’aumento delle temperature, non fa che intensificare la loro erosione, riducendo progressivamente la loro massa. Questo fenomeno, che si verifica in gran parte delle montagne europee, ha ripercussioni non solo sulla biodiversità locale, ma anche sugli equilibri idrici e sull’economia che dipende dal turismo e dall’approvvigionamento di acqua.
Le Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, rappresentano uno dei paesaggi naturali più iconici e fragili d’Italia. La scomparsa dei ghiacciai, che una volta costituivano una risorsa fondamentale per il clima e per l’ecosistema montano, segna un cambiamento irreversibile e senza precedenti, con gravi implicazioni per la conservazione ambientale e la gestione delle risorse naturali nelle regioni montane.
In questo contesto, lo studio di Securo e dei suoi colleghi getta luce sulla necessità urgente di azioni globali per fermare il riscaldamento del pianeta e contrastare il progressivo deterioramento dei ghiacciai, un fenomeno che si sta verificando anche in altre catene montuose delle Alpi.
