L’esercito israeliano ha dato il via a un’operazione di terra nel nord della Striscia di Gaza, segnando un nuovo e drammatico sviluppo nel conflitto in corso. L’annuncio è arrivato nelle prime ore di giovedì, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu avvertiva che le ostilità potrebbero presto allargarsi anche alla Cisgiordania. “Siamo solo all’inizio”, ha dichiarato il leader israeliano, aggiungendo che d’ora in poi i negoziati con Hamas avverranno “solo sotto le bombe”.
Parallelamente, lo spazio aereo israeliano è stato nuovamente minacciato da un attacco missilistico rivendicato dagli Houthi, il gruppo filo-iraniano attivo nello Yemen. Un missile diretto verso l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv è stato intercettato e abbattuto dalle difese aeree israeliane, evitando così possibili vittime o danni.
Nel frattempo, il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza continua a salire: secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, sono almeno 504 le persone uccise dall’intensificarsi dei bombardamenti israeliani.
Ma mentre il governo israeliano accelera la sua offensiva, cresce anche la protesta interna. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza a Tel Aviv e Gerusalemme per manifestare contro Netanyahu e il suo esecutivo, accusati di gestire il conflitto in modo irresponsabile e di mettere in pericolo la sicurezza del paese.
Con il rischio di un allargamento del conflitto su più fronti – da Gaza alla Cisgiordania, fino alle minacce dall’asse Iran-Yemen – il Medio Oriente si trova di nuovo sull’orlo di una escalation potenzialmente devastante.
