6 Ottobre 2026, martedì
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Mafia Capitale: Smantellata maxi rete di narcotraffico a Roma

26 arresti e sequestri milionari: Colpiti i Clan che controllavano le piazze della droga

Un colpo durissimo alla criminalità organizzata romana. Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, i Carabinieri del Comando Provinciale, insieme ai Comandi territorialmente competenti, hanno eseguito all’alba un’importante operazione che ha portato all’arresto di 26 persone. L’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, riguarda reati gravissimi, tra cui associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, spaccio, detenzione e porto illegale di armi e rapina.

UN IMPERO DELLA DROGA DA DECINE DI MILIONI AL MESE

Le indagini, condotte tra marzo 2018 e febbraio 2024, hanno permesso di scoperchiare una vasta rete di narcotraffico che alimentava alcune delle principali piazze di spaccio della Capitale: Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Quadraro, Cinecittà, Tuscolano, Giardinetti, Primavalle e Casalotti. Si stima che il giro d’affari del sodalizio criminale raggiungesse cifre da capogiro: decine di milioni di euro al mese, con singole piazze capaci di generare introiti di circa 30.000 euro al giorno.

IL VERTICE DEL CLAN: MOLISSO E BENNATO, GIÀ IN CARCERE PER OMICIDI E SEQUESTRI

L’operazione ha messo in luce la rete di sodali e fiancheggiatori di Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, due figure ritenute al vertice dell’organizzazione, già detenute per reati efferati. Molisso è accusato dell’omicidio dell’albanese Selavdi Shehaj e del tentato omicidio dei fratelli Costantino, mentre Bennato è ritenuto responsabile del sequestro e delle torture inflitte a Gualtiero Giombini e Christian Isopo, nel tentativo di recuperare un quintale di cocaina sottratta al clan.

Grazie a intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, gli inquirenti hanno ricostruito il sistema con cui il duo dominava il traffico di stupefacenti: non solo gestivano in prima persona un’organizzazione agguerrita, ma avevano imposto il proprio controllo su tutte le principali piazze di spaccio della città, costringendo i gestori locali ad acquistare cocaina a prezzi maggiorati dai loro fornitori albanesi di fiducia, Altin Sinomati e Renato Muska.

UNA RETE DI FEDELTÀ E VIOLENZA: GLI UOMINI DEL CLAN

Molisso e Bennato potevano contare su una rete di fedelissimi, ciascuno con un ruolo ben definito:

  • Emanuele Selva: responsabile della logistica dello spaccio, dal taglio alla distribuzione della droga, e incaricato di azioni violente per proteggere le piazze del clan.
  • Marco Desideri: oltre a gestire il trasporto e la vendita di stupefacenti, controllava direttamente una delle piazze di spaccio più redditizie.
  • Guido Cianfrocca, cognato di Molisso: si occupava dell’approvvigionamento e della riscossione dei proventi, oltre a essere l’addetto al trasporto delle armi.
  • Raul Esteban Calderon: ritenuto il killer di Shehaj e coinvolto nell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, non solo trafficava droga e armi ma si occupava anche del sostegno economico ai familiari dei detenuti del clan.

Il dominio del gruppo era assicurato da un arsenale da guerra, comprendente anche bombe a mano, e dall’uso sistematico della violenza. Le intercettazioni hanno rivelato come il loro potere fosse riconosciuto e temuto in tutta la criminalità romana: “Questi ragazzetti crescono tutti con il nome di Peppe Molisso e Bennato, e ‘sta cosa si rafforza. Molisso è diventato il Michele Senese di dieci anni fa”.

RAPINE, ESTORSIONI E REGOLAMENTAZIONE DELLE PIAZZE

Chi accettava la protezione del clan riceveva sostegno e arbitrati nei conflitti tra capi piazza, mentre chi si opponeva rischiava ritorsioni feroci. Tra gli episodi più emblematici:

  • Maggio 2020, Tor Bella Monaca: Molisso interviene per proteggere un capo piazza in contrasto con un noto pregiudicato della zona, pronto a scatenare un agguato armato: “Fatemi trovare una moto, gli sparo io”.
  • Ottobre 2022, Via dell’Archeologia: alcuni spacciatori nordafricani tentano di entrare nel mercato autonomamente, ma vengono brutalmente pestati da Selva, che spara anche un colpo di pistola per intimidirli.
  • Rapina con kalashnikov ai danni di Fabrizio Capogna: il clan gli sottrae dieci chili di cocaina per impadronirsi dei suoi canali di approvvigionamento. Capogna, oggi collaboratore di giustizia, ha fornito agli inquirenti dettagli preziosi sulle dinamiche interne al gruppo.

SEQUESTRATI BENI PER 5 MILIONI DI EURO

Oltre agli arresti, il G.I.P. ha disposto anche il sequestro preventivo di beni e asset finanziari riconducibili agli indagati. Le indagini patrimoniali hanno evidenziato un’enorme sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio posseduto, frutto del reinvestimento di proventi illeciti. Sequestrati una villa, un appartamento e un vigneto nella provincia di Roma, oltre a conti bancari e rapporti finanziari riconducibili a 32 persone vicine al clan, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

L’indagine è ancora in corso e si trova nella fase preliminare: per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza. Ma il messaggio della magistratura è chiaro: la lotta alla criminalità organizzata non si ferma, e l’impero della droga della Capitale ha subito oggi un colpo durissimo.

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