Nel processo d’appello sull’omicidio di Saman Abbas, il fratello minore della vittima, Ali Heider, ha finalmente deciso di rompere il silenzio e raccontare la sua versione dei fatti. Ali, che all’epoca del crimine aveva appena 16 anni, ha spiegato di aver parlato “per la giustizia”, raccontando con lucidità i dettagli che ha appreso in quel periodo tragico.
La testimonianza di Ali Heider ha rivelato nuovi elementi su uno degli aspetti più oscuri del delitto, in particolare la fossa in cui la giovane Saman è stata sepolta. Il giovane ha dichiarato che la buca, in cui la sorella è stata trovata senza vita, “l’hanno scavata mio zio Danish e i miei cugini Ikram e Nomanhulaq”. Questo particolare è stato svelato durante l’interrogatorio con il Pubblico Ministero Silvia Marzocchi, che gli ha chiesto come fosse venuto a conoscenza di tale informazione. Ali ha risposto che un giorno, mentre si trovava con lo zio Danish davanti al negozio di Bartoli, il titolare dell’azienda agricola dove la famiglia Abbas lavorava, lo zio gli avrebbe detto che lui e i cugini dovevano “pulire i tubi”, un compito extra richiesto dalla moglie del datore di lavoro. Ali ha confermato che, poco dopo, lo zio lo aveva mandato a casa, ma non senza avergli comunicato che il lavoro in questione riguardava proprio la fossa dove la sorella era stata seppellita.
Il giovane ha proseguito la sua testimonianza, rivelando che inizialmente aveva paura di parlare. “Prima ero traumatizzato, non avevo neanche la forza di dire qualcosa, avevo paura”, ha confessato Ali, aggiungendo che, sebbene la sua famiglia lo avesse incoraggiato al silenzio, alla fine aveva deciso di collaborare con la giustizia, spinto dal bisogno di verità e giustizia per sua sorella. “Mi dicevano tutti di non parlare, mio padre, mio zio, i parenti”, ha dichiarato Ali, facendo riferimento agli sforzi fatti dalla sua famiglia per mantenere il segreto.
Inoltre, Ali ha ricordato i momenti difficili dopo la scomparsa della sorella, raccontando che aveva chiesto ripetutamente ai suoi cugini e allo zio dove fosse Saman, ma ogni volta che si lasciava andare alla disperazione, veniva tranquillizzato con risposte vaghe: “Mi dicevano che non dovevo preoccuparmi, che mia sorella era in paradiso”, ha ricordato Ali, con un tono che tradiva il dolore e la frustrazione di quei momenti.
Il caso di Saman Abbas ha scosso profondamente l’opinione pubblica. La ragazza, originaria del Pakistan, era scomparsa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio del 2022 dalla sua casa di Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Il suo omicidio è stato orchestrato dalla sua famiglia, con la complicità del padre e della madre, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi condannati all’ergastolo in primo grado, mentre lo zio Danish Hasnain ha ricevuto una pena di 14 anni. Il processo d’appello in corso sta cercando di fare luce su tutte le dinamiche che hanno portato a questo brutale omicidio, con nuovi sviluppi che potrebbero portare a ulteriori rivelazioni.
Il racconto di Ali Heider rappresenta un passo importante nella ricerca della verità. La sua decisione di parlare, nonostante la paura e le pressioni ricevute dalla sua famiglia, getta nuova luce sulla tragica vicenda di Saman, una giovane donna che ha pagato con la vita il coraggio di voler vivere in modo diverso dalle imposizioni della sua famiglia.
