Le piccole e medie imprese italiane si trovano a fronteggiare un pesante svantaggio nel pagamento dei costi energetici rispetto alle grandi aziende. Secondo uno studio dell’Ufficio Studi della Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre), per il primo semestre del 2024, le piccole realtà imprenditoriali pagano in media l’energia elettrica ben il 165% in più rispetto alle grandi imprese. Mentre infatti le grandi aziende riescono ad acquistare energia a un prezzo medio di 131,5 euro per megawattora, le piccole imprese si trovano costrette a sborsare una media di 348,3 euro per la stessa quantità di energia.
Questi numeri evidenziano un divario significativo che penalizza le micro e piccole imprese, un settore che rappresenta ben il 95% delle attività economiche italiane e fornisce occupazione al 42% della forza lavoro complessiva del Paese. L’impatto economico di queste differenze sui costi energetici è quindi notevole e mette a rischio la competitività di migliaia di aziende italiane, che già affrontano difficoltà per far fronte ad altri oneri.
La Cgia sottolinea come la disparità di prezzo sia legata principalmente alla capacità di acquisto e alla maggiore forza contrattuale delle grandi imprese, che possono permettersi contratti a lungo termine con fornitori di energia, beneficiando così di sconti significativi. Le piccole e medie imprese, invece, spesso si trovano costrette a stipulare contratti a condizioni meno favorevoli, pagando così un prezzo maggiore per l’energia.
Questo dislivello nei costi energetici potrebbe amplificare ulteriormente le difficoltà per le microimprese, già colpite da una crescente pressione fiscale, da aumenti nei costi di produzione e da una concorrenza sempre più agguerrita. In un contesto simile, la Cgia ha lanciato l’allarme, chiedendo politiche di supporto che permettano alle piccole imprese di competere ad armi pari con le grandi aziende, favorendo accesso a condizioni energetiche più eque.
Un problema che, secondo l’associazione, richiede interventi urgenti da parte delle istituzioni per ridurre questo gap, che rischia di erodere la sostenibilità economica di migliaia di piccole imprese in tutta Italia.
